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L’alcol è in discesa

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mercoledì 24 agosto 2016 16:00:00

L’ultimo report di mercato di William Grant & Sons, citato da Harpers.co.uk, dà un quadro colorato a tinte non molto luccicanti sul futuro dell’alcol come elemento di una bevanda. Secondo il loro report, basato sull’Inghilterra, confrontando i  dati del 2004 con quelli odierni, il minor consumo di alcol s’attesta a -19%.

Il motivo? C’è in atto un trend di crescita d’attenzione nei consumatori verso prodotti salutistici. Secondo lo studio di mercato sono i giovanissimi consumatori che guardano con occhio benevolo a qualcosa di spendibile alla beva che vada bene per la salute; per cui il report afferma che ormai questa discesa dall’alcol può essere considerata un trend, anche alla luce dei dati dell’ultimo anno. Secondo i numeri da loro registrati il 50% dei consumatori dell’oggi si stanno astenendo dall’uso di alcol.

In realtà quest’astensione, leggendo le analisi, è posizionabile sul territorio del parzialmente avvalorabile. È sì vero che il consumo della birra conta un 20% di vendita analcolica e di basso alcol, insieme; però il rapporto stride un po’ perché senza è senza, e basso alcol è del tutto diverso.

Ciò che sicuramente va preso in considerazione è che ci sia in atto un incremento della domanda con l’alcol in discussione, per cui quelli che hanno l’alcol nella loro attività dovranno pensare a strategie per contenere la discesa, perché il timore più pericolosamente affascinante è che quel poco di alcol che investe birra e vino scivoli nel pensiero obsoleto e che non sia più quel “qualcosa di speciale” che tanto ha fatto trend dalla Bella Époque a oggi.

Non siamo ancora all’emergenza, ci viene da dire, ma questo rimbalzante “alcol sì, alcol no” è troppo tempo che è sventolato come espressione di un’incipiente ortodossia del contro. I gradini del fruibile alcolico in campo enologico non sono più solo ascensionali, vini a misurato contenuto alcolico, anche miscelati in funzione di un gusto speciale pro neo consumatori, sono già sul mercato da qualche anno e stanno incrementando. I nostri interrogativi sono ancora oscillanti tra il voler essere curiosi o l’incuriosirsi, anche se il dato di fatto di un minor consumo d’alcol, vino incluso, è un fenomeno che si salda più con l’antico enologico (Italia-Francia) piuttosto che con quelle nazioni che ancora non sono state “conquistate” dal vino in tutte le stratificazioni del loro sociale. Di certo si sta proiettando nel futuro del bere non solo la consapevolezza – un must –, ma anche il voler scoprire un nuovo che s’alterni al classico, e questo non preclude che una parte di quel probabile nuovo non veda ancora un po’ di alcol come pizzico di vita.

AIS Staff Writer

 

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