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giovedì 25 giugno 2015 11:00:00

I vini bianchi alsaziani dopo una decisa espansione sul mercato italiano, avvenuta una quindicina di anni fa, non sono riusciti a consolidare le posizioni che avevano acquisito e lentamente si stanno ritirando verso altri mercati (in oriente soprattutto). Ciò non è dovuto alla perdita di qualità dei prodotti, ma a una combinazione di fattori molto particolari e irripetibili.

Nell’era italiana del Gewürztraminer dominante, il palato dei consumatori fu incline a farsi ammaliare dalla sua pseudo dolcezza glicerica, se non da reale presenta di zucchero residuo; ebbene in quegli anni le truppe enologiche alsaziane varcarono le Alpi e, forti delle loro sensazioni tattili morbidone, del loro dolce che sì, dolce che no, dei profumi floreali e fruttati pieni di fragranza, di un po’ di mineralità e di un delicato tocco erbaceo, conquistarono con facilità alcune righe nelle carte dei vini.

Quel vorrei ma non posso essere secco, o girando la frittata, son dolcino ma qui lo nego, tutto ciò ha piano piano “stancato” il gusto dello stivale e le conseguenze non si sono fatte attendere. Un po’ di problematicità come queste devono essere apparse anche in altre nazioni europee, e da fonti certe anche in Francia. Quale la questione del contendere? Al ristorante o in enoteca si sceglie una bottiglia di qualche bianco d’Alsazia, si apre, si assaggia e invece di essere secco (in etichetta non c’è scritto il contrario) lo si ritrova con un gusto amabile e talvolta abboccato.

I rumors delle delusioni di sapore, di questo gusto sorpresa, devono essere giunti anche ai produttori d’Alsazia, che sono corsi ai ripari.

Dal 2016 nelle etichette dei vini Alsaziani apparirà obbligatoriamente la dizione “sec” o “dry” quando lo zucchero residuo sarà inferiore a 4 grammi/litro. Ciò eviterà molte discussioni con i sommelier, anche loro ogni volta sorpresi dal livello di dolcezza che certi Gewürztraminer e Pinot gris portavano in dote, anche perché non sempre si accompagnano con una aciduleggiante choucroute. Che dire? Accogliamo con favore questa volontà di chiarezza gustativa, che non investe il Riesling, il Sylvaner e il Pinot blanc, i quali non avevano necessità, nemmeno prima, di presentarsi con un alto residuo zuccherino. Siamo però molto curiosi di riassaggiare un Gewürztraminer speziato d’amaricante e vibrante in sapidità, così come il Pinot gris ammandorlato e delicatamente erbaceo, con quel tono di freschezza non inzuppata nello zucchero liquido.

Bentornata Alsazia!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)