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L’etichetta fa la differenza

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venerdì 9 settembre 2016 09:15:00

L’etichetta fa il vino, oppure è il vino a fare l’etichetta? La questione è stata oggetto di dibattito all’annuale congresso sul Packaging di Yountville, Napa Valley, California.

Indubbiamente quei vini che hanno raggiunto una dimensione planetaria, come Romanée-Conti, Vega Sicilia Único, Sassicaia e Grange non sono scelti dai consumatori perché la loro etichetta ha quel quid in più che fa la differenza di visibilità sullo scaffale, anche perché quei vini abitano semmai gli scaffali del lusso, tipo Hedonism Wine in Mayfair a Londra e non quelli della catena Costco o Total Wine. Però il mercato del vino nella sua globalità di accessibilità non è lo spicchio dell’eccezionalità corredata dall’essere celebri, c’è un dietro le quinte che scalpita e freme, sapendo che ha della qualità ma non riesce ad attirare il consumatore, perché la sua immagine si fonde e confonde, talvolta sbiadendo, al cospetto di tante altre, e ciò accade con più tragicità nel caso di nuove uscite. Tanto per fare un esempio, lo scorso anno negli USA sono usciti 3.600 nuovi vini, che si sono trasformati in altrettante nuove opzioni per moltissimi consumatori che prendono la decisione su cosa acquistare osservando l’allineamento sugli scaffali.

Secondo gli esperti in assenza di una campagna pubblicitaria, che peraltro il vino non regge,  l’etichetta è il mezzo per spannare il vetro della teca e rendere visibile e attraente il prodotto. Alla conferenza di Yountville sono stati fatti due esempi, uno nel segmento di chi può investire e l’altro del vignaiolo. Le etichette della Prisoner Wine Company (Constellation Brands) sono state studiate da un team di creativi elaborando un’acquaforte di Francisco de Goya. Il risultato è stata un’etichetta che per quei vini (prezzo 20 USD) hanno fatto innalzare le vendite fino a 285 milioni di dollari in un solo mese. L’altro esempio è quello del vignaiolo James Stewart e del suo Slingshot (fionda) fatto in Napa Valley. Da quando ha cambiato l’etichetta è passato da 4.000 casse vendute a 20.000 (20 dollari a bottiglia), attirando immediatamente l’attenzione dei buyer di catene come Total Wine e Whole Foods Market.

Il consumatore, non dimentichiamolo, è comunque curioso, spesso è impigrito o va di fretta, quindi anche un barlume di più o meno eccentrica diversità può risvegliare la curiosità e stimolare l’acquisto. Parola di creatori d’etichette.

AIS Staff Writer

 

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