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martedì 5 maggio 2015 17:00:00

Siamo al cospetto di una di quelle aziende da cui è impossibile avere notizie attraverso il web, ciò da una parte ci sorprende, dall’altra ci attira. Chi vincerà? Non c’è risposta.

Questa strategia aziendale ci obbliga a centrare l’attenzione solo sul vino che abbiamo di fronte: Ronco del Gnemiz, Friuli Colli Orientali, Friulano San Zuan, 2013. Il vino è fatto con 100% di tocai friulano, le uve provengono da un vigneto in cui si miscelano argille e marne, per cui c’è una certa garanzia di elegante e sostanziosa mineralità.

Il sistema di vinificazione vede l’impiego di legno (225 litri) e  acciaio, segue un allevamento in acciaio per 240 giorni; una volta messo in vetro, vi fa una sosta di circa 3 mesi.

Qual è il risultato? Un urlo! Un urlo di gioia verso il vino, un vino delineato nelle distanze dalle consuetudinarietà degli stili enologici che attirano l’appeal dell’ormai sorpassato “legnosino”  gusto mondiale.

C’è davvero un urlo nel colore di questo vino, una tinta leggera e brillantissima, per niente addensata dalla sosta in legno, un qualcosa che luccica oltre la propria trasparenza. Il profumo è davvero da urlo. Non c’è sottomissione all’intensità: basta premiare la potenza  del profumo, è un nonsense. C’è un urlo olfattivo molto ben congeniato in eleganza e raffinatezza, un non so che di finissimo frullato di ananas, mango e papaia, un mix di tropical fruit dall’effetto olfattivo ghiaccio, come di un qualcosa mineralmente acciaio. C’è però anche un’altra mineralità olfattiva, qualcosa di piccoli ciottoli bianchi, qualcosa di greto del fiume, qualcosa di gesso. Al gusto esonda una raffinatezza sottilissima nell’irritazione acida, la sostanziosità rinfrescante si fa da parte, sta nell’angolo, ed esplode una mineralità molto sapida, che rinvigorisce tutto il palato di novità gusto-olfattive: è un vino che sveglia.

Perché allora urlo? Ci siamo immaginati quel qualcosa che scivola su un nuovo feeling del vino non più attirato da elegante abbondanza di barrique, quindi un urlo enologicamente esistenziale, un po’ come la rivoluzione cervellotica dell’urlo di Allen Ginsberg.

Non so se qualcuno conosce? Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla follia, affamate isteriche nude, trascinarsi… in cerca di un sollievo ansioso.

Orbene l’urlo di Gnemiz è un sano urlo di rispetto verso l’essenza del vino, un vino che non deve caricarsi di ansie, che non circuisce la follia enologica per ricercare il sollievo d’una finezza piaciona. Questo Ronco del Gnemiz 2013 è un vero outstading di pura sapidità, un vino che in bocca ha un’invasività eccelsa. Il gusto nella sua compiutezza strutturale raffina una voluminosità liquida dal sapore succoso, saporito, ricco e infinitamente lungo ed eccitante.

Non è stato recensito nella VITAE 2015, semplicemente perché tecnicamente non pervenuto, altrimenti sarebbe stato un altro alloro al Friuli Venezia Giulia. Ben oltre i 90/100, ben oltre! Lasciamo ai posteri degustatori di graduare l’ultimo urlo di finezza.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)