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giovedì 15 febbraio 2018 09:00:00

La California Polytechnic State University afferma, a seguito del lavoro prodotto dal Michael McCullough, che la birra ha effetti benefici sulla salute, mai consumatori non sembrano prestarci attenzione. Questo interessante esito “birraiolo” suona però un po’ distorto, perché il ricercatore ha subito messo in competizione birra e vino, affermando che se un bicchiere di vino è buono per la salute, un bicchiere di birra artigianale ha molte cose migliori da offrire. Tra le decantate panacee spicca la niacina, cioè la vitamina B3, nonché i lieviti stessi della birra che diventano, abbinati, uno straordinario stratagemma per abbassare il colesterolo cattivo. Non solo, ma anche due tipi di diabete diminuiscono, questa volta però solo un po’ più efficacemente rispetto al vino.

Non ci resta che accogliere con favore questa news, però chiariamo che già nel 1955 si sapeva che la niacina, somministrata in dose elevate (1,3-3 g. al dì) riduce il livello di colesterolo e di trigliceridi. Crediamo che intendessero una somministrazione in purezza, e non con l’alcol, però c’è anche da dire che già una dose di 2 grammi giornalieri può generare dei danni collaterali, come nausea e vomito e, se prolungata, anche problemucci epatici, forse al pari di una sbronza perenne.

La birra contiene la niacina perché presente nei cereali e il processo di brassaggio la rende disponibile all’assorbimento da parte del nostro organismo. Di tutto questo non ci piace l’imparzialità con cui è stato diffuso lo studio, cioè mettendo in contrapposizione birra e vino, cosa che invece non accade quando parlano dei benefici (o presunti tali) del vino: ne parlano, e finita li!

Allora abbiamo fatto una breve indagine e ci siamo accorti che c’è di mezzo l’Australia e il suo sistema birra, molto ridimensionato negli ultimi venticinque anni dall’espandersi del consumo del vino, domestico e non. Infatti si parla addirittura di esplosione di consumi delle birre artigianali, cosa che in Italia è ormai assestata da qualche anno, anche perché da noi una cosa non esclude l’altra, anzi! E se poi qualcosa non andasse per il verso di un’etilica convivenza consapevole c’è sempre a disposizione la niacina presente nella polenta, in specie se poco raffinata, poi i legumi secchi (fagioli, fave, lenticchie), le uova e “les abat” altrimenti dette “triperie”. Insomma da qualunque parti si affronti il problema, c’è solo da stare allegri.

AIS Staff Writer

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)