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mercoledì 26 dicembre 2012 16:30:00

L’Istituto Nazionale Grappa così definisce la grappa: la grappa è l’acquavite ricavata dalle vinacce (ossia dalle bucce degli acini d’uva una volta separate dal mosto o dal vino). La grappa è solo italiana: per tradizione, per cultura e per legge.

Ci piace questo finale aulico, suona bene citare la cultura, la tradizione e la legge, che poi è insieme cultura e tradizione.

La storia della grappa indietreggia fino al XIV secolo, ma scivola addirittura fino all’anno mille alla Scuola Salernitana. Parlando di vinacce nel 1400 si parlava dello “spirito” (come una linfa) ricavato da questo povero sottoprodotto della lavorazione del vino. L’Italia delle regioni e dei campanili ha poi disegnato una colorata diffusione del distillato, con diverse denominazioni e/o nomi locali, anche i criteri erano influenzati dagli usi, consumi e gusti molto locali.

Finalmente dall’Ottocento la grappa acquista una propria identità e sempre di più di stabilizza nell’idea generale di fare distillazione. Poi arrivò in aiuto il fiorentino Baglioni che nel 1813 progettò la colonna di distillazione, che riusciva a concentrare in una sola operazione i liquidi alcolici e correggeva anche alcune imperfezioni della materia prima.

Per molti anni la grappa ebbe maggior diffusione nell’Italia settentrionale, con distillerie storiche come la Distilleria Domenico Sibona che distillò grappa usando una vecchia locomotiva, oppure l’Antica Distilleria degli Altavilla (1846) o ancora la Bocchino. Poi c’è la tradizione veneta con la Distilleria Brunello, la Castagner, Andrea da Ponte e la Bortolo Nardini (1779); oppure più a sud la Bonollo o la Domenins in Friuli. Tante e tante potrebbero esserne citate a testimonianza della strategica presenza di consumo della grappa nel gusto degli italiani.

I nostri avi, saggi e avveduti, parlavano della grappa con un ricostituente delle spirito, come un rimedio contro il freddo, o un medicamento: un po’ di cotone imbevuto di grappa era un attenuatore dei malanni dentali.

Poi si concretizzò l’idea di fare la grappa per conto terzi, così molte aziende vitivinicole iniziarono a produrre grappa con le proprie vinacce, affidando la distillazioni a distillerie “amiche”; il mercato si è quindi popolato di tante grappe, fino alla creazione del monovitigno della Nonino Distillerie.

Fare la grappa per un’azienda che produce vino è la quadratura di un cerchio, è un po’ come chi alleva il maiale e cerca di non buttare via niente.

La Tenuta degli Dei è un’azienda nuova, proprietà di Roberto Cavalli (lo stilista), che chiaramente fa anche del vino, anche in versione boutique, cioè griffato, sulle cui qualità non abbiamo resoconti da offrire.

Invece ci interessa la grappa della Società Agricola degli Dei, Località San Leolino, Panzano in Chianti, la prima prodotta

La grappa sfrutta le vinacce pressate in modo molto soffice delle uve Cabernet Sauvigon, Cabernet Franc e Petit Verdot. Il materiale è stato distillato dalla distilleria La Valdôtaine, a Saint-Marcel in Valle d’Aosta, distillazione continua in alambicco di rame.

A distillazione avvenuta la grappa resta per 6 mesi in acciaio, poi viene allevata in quelle barrique che hanno ospitato il vino Cavalli Tenuta degli Dei.

La grappa ha colore brillante con dei chiarissimi riflessi ambrati, come di preziosa pietra. Il flusso aromatico è costante, sostenuto dai 43 gradi di alcol, e pizzica il naso per il pepe bianco, per i fiori bianchi secchi, per la nocciola dolcemente tostata, quasi lo fa arricciare, poi lo accarezza con ricordi di vaniglia e di tabacco dolce e amaricante. Al palato l’alcol bussa con impeto tutto il proprio vigore, marca quasi un semi calorico effetto di disidratazione pseudo-tannica, poi c’è un recupero nell’equilibrio degli ingredienti con un finale di miele e fiore di sambuco. Comunque, siamo propensi a definirla un po’ sottotono in oleosità.

Le vinacce impiegate sono dell’annata 2009, le bottiglie prodotte solo 1.500 da mezzo litro e qualcuno la consiglia come adeguato liquido per stabilizzare gli effetti dell’appesantimento dello stomaco per la feste natalizie, da usarsi con moderazione e con i piedi su un puff e non sul freno Brembo. Visto che ci siamo diamo anche un punteggio, 88/100.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)