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venerdì 9 febbraio 2018 09:00:00

C’era una volta la Île-de-France, un’area di 12.000 km quadrati che s’espande concentricamente da Parigi, estendendosi in profondità verso ovest, fino a toccare i vigneti coltivati a pinot meunier a Charly-sur-Marne.

Nel XVIII secolo il comprensorio contava una piantagione di 42.000 ettari di vigna, facendone di fatto la più importante area viticola della Francia. Le catastrofiche gelate iniziate nel 1709 e l’arrivo della ferrovia che facilitò il trasporto dei vini del Midi, più alcolici e corroboranti, ne avviò il declino, aiutato anche dalla industrializzazione incalzante, che gli abitanti non riuscirono ad arrestare. La  ghigliottinata finale fu decretata dalla fillossera: in duecento anni scomparvero tutti i vigneti. 

A volte, però, ritornano, e così sta accadendo. Il fatto ha riportato in auge vecchi timori, enoici fantasmi e scricchiolii di identità. Che questo investisse l’areale Champenoise non se lo immaginava nessuno. Tutti salutarono con affetto la rinascita del Clos Montmartre, nell’ormai lontano 1933; nessuno poteva immaginare che quello era il seme da cui sarebbe rinato il vigneto della Île-de-France, che oggi è stato inventariato in 150 presenze.

Questi vigneti, però, stanno sgomitando: la liberazione dei diritti di piantagione nella misura dell’1% annuo, concessa dalla UE, è stata colta come un’occasione di espansione dai potenziali nuovi vigneron della Île-de-France, che vedono nel mirino un avvicinamento ai vigneti dello Champagne.

Ecco scattare l’allarme. Lo Champagne è già in tensione per la generale revisione dell’area produttiva, che autorizzerà 40 villaggi a fare champagne da fine 2018 al 2021; questo vento da ovest non calma le acque. Cosa sta accadendo? Semplice! I produttori dello Champagne non vogliono che quei vigneti si avvicinino al loro orto dorato, nemmeno se il vino di riferimento è quello fermo. Addirittura, il Sindacato Generale dei Vignaioli sta spingendo per ottenere una specie di zona franca, “cordone sanitario” è stato chiamato, che preveda per 25 km l’assenza delle pericolose cultivar della Île-de-France. L’atteggiamento dei maestri della Marne ha creato qualche ilarità nel nord-est viticolo, al pari dell’elefante che ha paura del topolino, il che ha fatto dire a qualcuno: ma è davvero tutto oro quel luccichio frizzante?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)