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mercoledì 26 giugno 2013 14:15:00

di Roberto Bellini 

Dopo il mini exploit del 2010, è arrivato anche il 2011: Le Petit Beaufort Vin Effervescent.

La cuvée è cambiata, il 2010 era composto da 80% Pinot Noir e 20% Chardonnay, adesso si compone con Chardonnay e Pinot Noir in ugual misura.

Qualcuno ha sentenziato che si tratta di una sfida alla Borgogna, in verità non è altro che l’applicazione della filosofia del vecchio vigneron Jacques Beaufort: uno spicchio di Ambonnay in alta Côte d’Or.

Il Petit Beaufort è l’espressione di Alice e Quentin Beaufort, i quali da una parte hanno ringiovanito alcuni passaggi enologici, dall’altra restano attaccati a certe naturalità che portano al modo di fare vino a prima del 1900.

Un riferimento ancestrale è quello della vendemmia, il Domaine Alice Beaufort la inizia cento giorni dopo la fioritura,  mentre (secondo loro) le Maison la iniziano due settimane prima per preservare l’acidità. La vinificazione è tutta naturale, non ci sono lieviti aggiunti, non c’è controllo della temperatura, perché l’escursione termica è collegata al susseguirsi delle stagioni: caldo d’estate, freddo in inverno. A loro dire adottano anche l’aggiunta di solforosa à la romaine, facendo bruciare dello zolfo puro in botte chiusa e poi ci versano il succo del vino da lavorare. In questo modo rispettano la naturalità e quindi il tenore in SO2 è minore (però c’è). La fermentazione malolattica è favorita per permettere la stabilizzazione del vino.

Il vino fa tutto il suo viaggio in legno, però l’età del legno ha minimo 3 anni, ciò consente di ottenere una micro-ossigenazione collegata a un’ossidazione controllata e non il gusto e gli aromi del legno. Finita la fermentazione arriva il travaso, le botti vengono lavate e il vino viene rimesso nelle stesse botti per il meritato riposo prima del tirage.

Ad Agosto c’è l’assemblage, in questo caso orizzontale perché è una sola vendemmia, e l’inizio della presa di spuma, a fine viaggio (circa 9 mesi), dopo una sboccatura à la volée, l’aggiunta del dosage prevede l’uso di zucchero d’uva concentrato.  Questa operazione viene valutata di volta in volta per meglio architettare un ottimale (e complicato) rapporto acidità/zucchero, che nel caso del 2011 è fondato sulla vivace acidità.

Le Petit Beaufort 2011 è una complicazione olfattiva e gusto olfattiva. A parte il colore di un giallo paglia assolato, ha profumi di un campo in cui si è mietuto il grano, in parte paglia secca e in parte odore di lolla o loppa, poi nespola con buccia maculata di rossiccio, poi agrumi e fiori gialli dolcissimi, infine del pagliericcio che fermenta a contatto con la terra umida.

Il gusto è irruente in freschezza, un’oscillazione acidula ma non aspra, una combinazione vivace ma non verdeggiante, un diluire sapido, un’attrazione ghiacciata in effetto termico.

Un vino goloso, che frizza in tutto il suo essere beverino, e poi quegli 11° in alcool che sembrano il toccasana in quest’estate etilometrica.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)