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martedì 1 luglio 2014 16:30:00

Il servizio del vino è un cardine fondamentale nella professione del sommelier, le ore impiegate a perfezionare la gestualità operativa, per raffinare e affinare i movimenti della mescita non sono poche e, una volta giunti all’acquisizione della tecnica, è indispensabile continuare ad allenarsi.

Bastano pochi semplici strumenti – o attrezzi, come si dice in gergo – per compiere l’atto. Nel corso degli anni l’offerta di strumenti e attrezzi per il servizio del vino si è ampliata moltissimo, forse a dismisura, tanto che i designer si sono interessati moltissimo a questo segmento di mercato e di marketing.

La linea classica di bicchieri è stata scardinata da invenzioni e innovazioni di vario genere, lo stesso dicasi nella parte delle caraffe per decantare il prodotto, o per dargli aria.

L’ultima moda è quella che cavalca l’idea dell’ossigenazione del vino, e sotto questo aspetto se ne stanno vedendo delle belle e di carine, poi se ne svisceriamo l’utilità tecnica molti dubbi si insinuano.

Uno dei più prolifici designer è il californiano Dillon Burroughs che s’è specializzato nel settore dell’ossigenazione del vino.

Tra i più stravaganti oggetti che è riuscito a creare, ha fatto un certo sorprendente scalpore l’“Aerating Wine Glasses”: un bicchiere che all’interno del bevante ha una vasca a fontana dove il vino si ossigena, sembra quasi che il vino sia sottoposto a un trattamento termale.

Ha anche prodotto un originale decanter “twist decanter”, con due funzioni, uno di areare e l’altro per separare dal deposito.

Ciò che ci incuriosisce di più è perché, secondo i designer, ci sia molta necessità di dare aria al vino, come se fosse un prodotto affetto di asma gusto olfattiva, forse non sanno che seppur imbottigliato non è che viva in apnea organolettica.

Ma il massimo è offerto da un bicchiere che con le proprie zigrinature interne. Ha la funzione, all’atto della roteazione del vino, di non dare ossigeno, ma di destrutturare le bollicine, riducendo – a detta del designer – l’effetto d’assorbimento più veloce dell’alcool.

Abbiamo chiesto a Roland Swick, sommelier a New York, dove questi oggetti spopolano, un parere. È una regalistica molto fashion, e non una tecnica di servizio nei locali seppur d’effetto snob – così risponde – e continua che non ha realmente un impatto nei consumatori tradizionali di vino, semmai in qualche situazione questi strumenti servono a creare attenzione verso il prodotto vino in quei tavoli in cui non è lo è stato scelto come bevanda.

Da parte nostra abbiamo cercato di darci delle spiegazioni sul perché ci sia tutta questa attenzione per arieggiare il vino, e francamente non sono tante le occasioni che possono determinare questa esigenza, per cui siamo convinti che restare nella classicità del servizio sia il miglior servizio (scusate il doppione) che si possa fare al vino.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)