mercoledì 26 gennaio 2011 10:15:00

Da qualche giorno è in distribuzione la nuova tessera associativa per il 2011. Per un anno intero sarà la testimonianza, da esibire con orgoglio, di appartenere alla più grande organizzazione professionale del vino nel mondo. Un piccolo, ma significativo, particolare la differenzia da quelle degli anni passati: una bandierina tricolore. Questo simbolo di coesione sarà il nostro modo di rendere omaggio al 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
In questi due mesi trascorsi dal giorno della mia elezione ho partecipato a numerosi eventi organizzati in svariate regioni d'Italia. Ovunque ho potuto percepire il grande entusiasmo che accompagna l'attività delle nostre delegazioni sparse su tutto il territorio nazionale. Ho visto al lavoro colleghe e colleghi che, spesso con grandi sacrifici, sottraevano disinteressatamente tempo ed energie alla propria attività, alla famiglia, alle amicizie, e ho gioito con loro per il risultato che scaturisce dal paziente lavoro di squadra e dalla forza del gruppo. Tutto questo viene svolto quotidianamente per innalzare il livello di conoscenza di un prodotto strategico per l'economia italiana. Un messaggio che non passa di certo inosservato: ho incontrato amministratori pubblici e imprenditori privati, competenti e dinamici, che manifestavano apertamente e con sincerità il loro apprezzamento per l'opera svolta dall'Ais e ho potuto toccare con mano gli eccellenti risultati ottenuti laddove è più radicata la collaborazione tra i sommelier, le aziende e le istituzioni. Eppure questo entusiasmo è stato talvolta turbato dalla presenza di alcune nicchie residue di pressapochismo che sembrano ancora difficili da smantellare. Mi riferisco, ad esempio, allo spreco di risorse e all'utilizzo discutibile di denaro pubblico per promuovere manifestazioni inutili o addirittura dannose per il settore, in cui per giunta il servizio del vino è affidato alle mani di mediocri e improvvisati mescitori. Mi riferisco a campagne di comunicazione banali, costose e di dubbia efficacia. Mi riferisco alla continua, devastante e generica associazione fra i termini alcol e morte. Non sarà forse giunto il momento di dire a tutti, con la serenità che ci contraddistingue e i termini pacati del nostro lessico, ma con inconsueta fermezza che, almeno noi, ci siamo un po' stancati?
Antonello Maietta

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)