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lunedì 16 luglio 2018 08:30:00

Ha studiato architettura ma alla composizione degli spazi ha preferito quella dei vini. Simone Loguercio, già sommelier del ristorante Konnubio di Firenze, il 25 giugno 2018 ha vinto il concorso di Miglior Sommelier della Toscana 2018. Lo abbiamo intervistato. 

Ti chiamano “il pirata”. Ha qualcosa a che fare con Capitan Harlock?

Direi di no, anche se trovo qualche attinenza con questo ribelle divenuto pirata. L’appellativo “il Pirata” è stato coniato da Simone Savoia, nel montaggio del video per la vittoria del Master del Lambrusco 2017, sia per un punto di vista estetico (la barba nera), sia per una mia caratteristica antropologica, quella di affrontare i concorsi con apparente serenità e tranquillità, e ad oggi me lo porto dietro. Mi piace “il Pirata”, mi sento un po' Capitan Harlock.


La Toscana è un gigante del vino italiano: quasi sessanta denominazioni e un universo sterminato di territori e produttori diversi. Come ti sei preparato per il concorso? Libri? Degustazioni?

Ho attinto da qualsiasi mezzo che avevo a disposizione: libri, degustazioni, visite in azienda, internet, conversazioni con amici, colleghi e client. E poi vivo in questa fantastica terra, basta guardarmi intorno: qualsiasi cosa mi parla di Toscana. L’importante è farlo con attenzione!


Per quanto enorme sia la Toscana, avrai delle preferenze. Ci sono territori, denominazioni e produttori di cui sei particolarmente appassionato?

Amo ogni angolo di questa regione, tutti i giorni è una scoperta. Se proprio dovessi scegliere dei territori, senza ombra di dubbio ti direi Montalcino e l’areale del Chianti Classico, culle dei più grandi vini regionali e non solo. Ho un debole per il territorio del Chianti Classico, che essendo anche poco distante da casa, fa un po' da rifugio ogni qualvolta ho bisogno di staccare dal tran tran fiorentino. Ed è proprio qui che ho trovato dei vini di cui non posso fare a meno, come l’elegante Pergole Torte di Montevertine o l’aristocratico cru de Il Poggio del Castello di Monsanto o il succoso Chianti Classico di Castell’In Villa. Si capisce che adoro il Sangiovese?


E al di fuori dalla Toscana?

Cerco sempre quei vini che mi sanno raccontare un territorio anche al di fuori della Toscana. Barolo ed Etna su tutti, anche se la Borgogna col suo Pinot Noir resta sempre la mia preferita. Un misto di eleganza e complessità che solo quel territorio sa regalare.

Per i più curiosi. Ti ricordi quali domande ti hanno proposto? Quali abbinamenti sono stati oggetto della prova?

Ci hanno messo duramente alla prova. Tra le domande dello scritto ricordo: i vitigni più coltivati in Europa, i parametri per normare i vini a denominazione d’origine, di indicare produttore e denominazione di appartenenza di alcuni vini toscani e non solo, vitigni utilizzati in alcune zone vinicole internazionali, le correzioni di un mosto e parlare del filante, di lieviti autoctoni ed indigeni, fino ad arrivare ai distillati con il Calvados AOC de Pays d’Auge e il Cognac.

Poi c’era da abbinare ad una spalla di vitello, con patate e tartufo a un vino italiano. Fino alle prove finali in cui si chiedeva di riconoscere due vini alla cieca e di abbinare ad un menù a tre portate tre vini toscani di differenti denominazioni ed un vino macerato a tutto pasto, spiegandone i motivi. Poi la prova di decantazione ed infine quella di comunicazione sull’etichetta “L’Apparita” del Castello di Ama, su Bettino Ricasoli e sul territorio di Montalcino.

Nel 2017 ti eri già classificato secondo al concorso di Migliore Sommelier della Toscana, e sempre quell’anno hai vinto il titolo di Migliore Sommelier del Lambrusco. Quest’anno avevi già conquistato il titolo di Migliore Sommelier del Sagrantino. Hai subito deciso di dedicarti al mondo del vino nella vita? O c’è stato altro prima?

Non mi sono dedicato subito al mondo del vino, vengo da studi di architettura e nel contempo lavoravo in un bar. Da lì e nata la curiosità di saperne di più sul mondo della miscelazione e ho cominciato a documentarmi sul beverage in generale, imbattendomi anche nel vino. Mi sono iscritto all’AIS, delegazione di Firenze, nel 2012, e da lì è nata la passione per il vino, che mi ha portato a diventare sommelier nel 2014 e degustatore ufficiale nel 2017. La curiosità poi, e la voglia di mettermi in gioco, mi hanno spinto ad iscrivermi alla Scuola Concorsi AIS. Il resto è venuto da sé!

Il prossimo obiettivo è il titolo di Miglior Sommelier d’Italia?

Credo sia il titolo più ambito da tutti i sommelier e non nego che mi piacerebbe raggiungerlo. Sarebbe un gran bel traguardo.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere la strada dei concorsi?

Intanto di seguire la Scuola Concorsi, che dà i mezzi per affrontare le prove nel miglior modo possibile. E poi di intraprendere questa strada come crescita personale e professionale, una strada che da la possibilità di mettersi in gioco e stimola a fare sempre meglio, oltre a far conoscere nuove persone e far scoprire nuovi territori. E in generale di esercitarsi “a guardare le cose diversamente”, di essere curiosi, perché la curiosità è una delle caratteristiche più certe e sicure di un intelletto attivo (cit. D.Parker).

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)