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giovedì 14 dicembre 2017 14:00:00

In Francia parlare di un piccolo villaggio vitivinicolo come Rotalier non desta lo stesso interesse  del citare Vosne-Romanée, che appena udito ci rimanda a nomi altisonanti come Romanée-Conti o Echézeaux; a Rotalier si sussurra molto sottovoce il nome “Vin du Jura”. Però l’ambiente naturale di Rotalier non è assolutamente inferiore a quello della Côte de Nuits, anzi è ben dipinto di armonioso verde, le valli hanno un’ariosa ampiezza, l’aria è rinfrescata da un’altitudine di 300 metri sul livello del mare. Vi scorrono molti ruscelli, tutti tributari della Saône, la loro liquidità nel muoversi è così silenziosa che diventa una specie di ninna-nanna per i 173 abitanti. Perché parlare di Rotalier e del Jura, anzi in questo caso della nuova area comunale “Porte du Jura”? Semplicemente perché qui si fa del vino che di anno in anno sta affinando e migliorando la sua qualità a un ritmo forsennato.

Poi c’è un altro fatto che ha destato molta attenzione, è un sistema di maturazione in cantina che ostinatamente hanno mantenuto anche quando il mercato gli aveva voltato le spalle, ed è il “vin ouillé”: ossidazione controllata senza formazione di flor, che può essere anche chiamata “ossidazione vellutata”.

Il vino incontrato è La Bardette Chardonnay Appellation Côtes du Jura Protégée, anno 2014 - 13% vol.,  prodotto a Rotalier dal Domaine Labet, oggi capitanato da Julien.

Lo chardonnay è coltivato sul terreno argilloso-calcareo, l’esposizione è a ovest a un’altitudine di 250 m slm. L’età dei ceppi è di 47 anni.

La Bardette Chardonnay è un “vin ouillé nature” e ha sostato per 18 mesi in botti da 228 litri non di legno nuovo, l’imbottigliamento è avvenuto nel marzo 2016.

Nel colore resiste ancora un luccicante giallo dorato, il profumo oscilla in un ritornello olfattivo dal refrain amletico: ossidato o non ossidato? Per fortuna non è questo il dilemma, perché l’integrazione dell’aldeide nel fruttato essiccato, nel secco erbaceo, nel calcareo minerale e negli sfumati accenni di speziatura al curry son così ben coesi che il bouquet è molto accattivante. Il liquido lascia sgorgare una mineralità sostanziosa, media acidità e modulata morbidezza più per effetto glicerico che d’alcol; se il finale fosse riuscito a estendersi oltre i dodici secondi si sarebbe trattato di un vino raffinatamente eccellente: è più reattivo all’olfatto che al palato.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)