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martedì 18 settembre 2012 14:20:00

Il quotidiano on line di L.A. pubblica ogni settimana un grazioso siparietto informativo, evidenziando ciò che secondo loro, per valore commerciale e per gradevolezza, rappresenta un’ottima occasione di degustazione.
Il bacino di utenza degustativa, chiamiamolo così, in cui attingono è ampio, e l’Italia è riuscita a competere nelle presenze con tutti i rampanti rappresentanti del nuovo e del vecchio mondo.
Abbiamo raccolto le apparizioni sul web per chiederci se fosse possibile fare una riflessione sugli indirizzi gusto olfattivi che attirano di più i redattori californiani. Le note di degustazione dei vini citati le abbiamo confrontate con le nostre, che quindi sono in corsivo, giusto per dare un tono più stuzzicante al confronto.

Meroi Sauvignon Colli Orientali del Friuli 2009. Il racconto organolettico si focalizza sulla purezza e la ricchezza del gusto, sulla mineralità, sulla vivacità dell’acidità che viene immedesimata nel sapore del lemongrass.
Non si sono del tutto fuse le note vegetali, e seppur eleganti, segnano ancora un dominio sul fruttato, lasciando la mineralità un po’ in sofferenza. L’acidità è ancora sostenuta (vivace) e il sapore del lemongrass è condivisibile.

Barbaresco Docg – Produttori del Barbaresco 2007. È descritto come un vino “morbido” e ricco, con una dominante speziata e terrosa, il gusto invece ricorda la prugna scura. Secondo loro ciò è molto buono per un Barberesco “normale”.
Ha un bouquet maturo, è vero che è speziato, ma non in disarmonia con la marmellata di more, di ciliegie e di prugne. Il gusto è equilibrato, ma ancora non completamente morbido. Non comprendiamo il terroso.

Roero Arneis Docg Vigne Sparse 2010 Giovanni Almondo. Ne lodano la parte rinfrescante e leggera e il profumo di pesca bianca. La mineralità la avvertono un po’ sotto tono, ma viene ritenuto uno dei migliori Arneis degustati.
Ottima l’espressione fruttata di pesca bianca, oltre alla mineralità un po’ ballerina troviamo anche note di verbena molto rifrescanti. Anche al gusto c’è un’acidità rinfrescante e la sua leggerezza di struttura non inficia l’eleganza e la piacevolezza.

Chianti Classico Dcog Felsina 2009. È un’esplosione di ciliegie, con tannini maturi e ben cesellata struttura. Il finale di gusto è gradevole. Beva deliziosa.
Il profumo delle ciliegie si abbina a un grazioso sentore di fiori appassiti (viola, iris); i tannini sono maturi come vuole Castelnuovo Berardegna, però creano sapidità e questo rende la beva deliziosa.

Eneo Toscana Rosso Igt Montepeloso 2008. Ha profumo voluttuoso e sprigiona note di ciliegia, terra e spezie dolci. Complesso ed elegante, ma anche di struttura muscolosa.
Montepulciano e Marcelan ne fanno un vino potente, quindi muscoloso. Concordiamo con lo speziato (chiodo di garofano e pepe nero) e con la ciliegia (sciroppo) e non ci pare strano nemmeno il riferimento terroso (creta, argilla). Complesso ed elegante, ma anche tannico, e beninteso non è un difetto.

Alto Adige Doc Sylvaner Abbazia di Novacella 2010. La complessità aromatica è composta dal floreale e un po’ di minerale. Al gusto si riconosce un sapore di miele e pera, l’acidità esprime una vivace freschezza.
Fiori bianchi primaverili e fogliame verde fresco, forse minerale, di sicuro fruttato (mela golden). Veramente fresco, ex acidulo, non troviamo certezza del miele, mentre un probabile sapore di pera cotogna si potrebbe azzardare; di certo il finale è gradevolmente amaricante.

Trebbiano d’Abruzzo Doc Cirelli 2010. È rinfrescante, al gusto di sorbetto al limone; nel fruttato si riconoscono note di maturità, quasi dolce, ma il gusto è completamente secco, e sorprendentemente elegante e bilanciato: un piccolo miracolo.
Sinceramente troviamo un fruttato e floreale (mela e acacia) che iniziano a inginocchiarsi alla maturità. Al palato la freschezza crea un sapore simile al sorbetto agli agrumi, senza sbilanciare il rapporto durezze/morbidezza. Non è un piccolo miracolo, è ben fatto e gradevolissimo.

Grechetto di Todi Roccafiore 2009. Giallo dorato con aromi di frutta tropicale e fiori. È ricco e rotondo, ma con un gradevole schiocco di acidità. Spicca per l’eleganza.
Ananas e mango, fiori gialli (tiglio) e un po’ minerale (salgemma). Ha già raggiunto un equilibrio strutturale, però morbidezza e acidità sgomitano ancora, se servito alla giusta temperatura vince ancora la freschezza e quindi la leggiadra eleganza.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)