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lunedì 5 novembre 2012 11:15:00

Florence e Samuel Roguet sono dei vigneron a Mailly Campagne, comune 100% Grand Cru della Montagna di Reims. Il loro Champagne è etichettato Lucien Roguet.
La storia in Champagne della famiglia Roguet comincia con Louis e con un po’ di vigna che possedeva e coltivava fin dall’inizio del 1900. In quegli anni critici le uve erano vendute ai negozianti e l’idea di fare dello Champagne era ben lungi dal divenire. Fu il figlio Lucien, una volta appresa l’arte di condurre i grappoli alla giusta maturazione, che si mise a elaborare qualche bottiglia con  il nome (il suo) di Lucien Roguet.
L’attività però non decollò del tutto, complici molti fattori, ma soprattutto la Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni di drammatica e pericolosa turbolenza il buon Lucien si trasferì a Tolosa e il caldo del sud lo ammaliò a tal punto che decise di non fare ritorno nella Marne. Ma il sangue della Montagna non aveva smesso di correre nelle vene e il figlio Pol sentì forte il richiamo dei venti delle Ardenne e dell’artico Bise Noir.
Decise quindi di ripristinare i vigneti individuando subito le potenzialità di un terroir 100% Grand Cru, per cui oltre al Pinot Noir inserì anche lo Chardonnay e il Pinot Meunier.
Il nome con cui chiamò i primi Champagne fu Pol Roguet. Erano vini che cercavano di offrire un’essenzialità gusto olfattiva priva di fronzoli, (ancor oggi la filosofia non è del tutto cambiata), sfruttando al meglio la miscela delle potenzialità delle tre uve coltivate in proprio.
Il nome Pol Roguet non potette usarlo a lungo, si avvicinava troppo al nome di una famosa Maison di Épernay, per cui per evitare dei contrasti legali lo Champagne fu definitivamente chiamato con il nome del padre: Lucien Roguet. Dai 7 ettari di vigneto escono annualmente 40-50.000 bottiglie.
Mailly è un villaggio Grand Cru dominato dalla coltivazione di Pinot Noir (90%), allo Chardonnay è riservato un piccolo angolo dell’8% (23 ha) e il Pinot Meunier ha solo 8 ha.
Nel corso degli anni i vignaioli Rouguet si sono distinti anche per un parziale non allineamento all’imperante uso del Pinot Noir in questo villaggio e hanno continuato a elaborare uno Champagne Grand Cru impiegando le tre uve: il Brut Tradition Grand Cru.  È uno Champagne in cui si cerca di coltivare l’essenza dell’esuberanza giovanile, con una CO2 che sprizza energia nella flûte. Ha profumi semplici ed essenziali, di una fragranza fruttata attraente e un floreale da prato primaverile. Al palato si avverte il potenziale del Pinot Noir con tutta la sua vivace freschezza e complessa mineralità, d'altronde l’esposizione a Nord dei vigneti favorisce maturazioni lentissime, qualche volta complicate, ma sicuramente capaci di offrire nella profondità del finale di bocca un atout di prima grandezza. Infatti questo Brut Tradition si distingue per un tocco di eleganza, anziché per la potenza, e il retro aroma è un po’ assistito da ricordi di ananas (Chardonnay), limone (Pinot Noir) e di pera (Pinot Meunier). Si attesta su 81/100.
Però l’inconsueto enologico trova la punta dell’iceberg nello Champagne Lucien Rouget Brut Blanc des Blancs. La cuvée è composta da più annate e sfrutta tutte quelle potenzialità di mineralità, florealità e agrumosità che il sottosuolo intriso di gesso di fine cretaceo superiore, accompagnato da calcare di superficie, riesce a dare agli acini. La tinta è chiara e brillante nella sua tonalità paglierina, il profumo è didattico: pompelmo, acacia e lieviti, a seguire un fine tocco di nocciolina e altri fiori come il fiore della vite e il convolvolo. Al palato i suoi spunti gusto olfattivi diventano atipici, ha una freschezza al sapore di pesca bianca, di pera, sembra quasi affiancato da note di moscato, mentre nel finale torna la sapidità dell’ananas a ricordare alle papille che questo è uno Chardonnay. Il finale di bocca è lungo e vi persiste un gusto di mango e guava.  Sfiora l’armonico con 86/100.
Anche nel fare il Blanc des Noirs la famiglia Roguet sì è voluta dare un tono anticonformista: è infatti uscita con una cuvée Fleur des Anges interamente fatta da uve “nere” ma miscelando Pinot Noir (60/70%) e Pinot Meunier (40/30%). Ma questa è una storia diversa, per un’altra effervescente occasione.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)