Statistiche

  • Interventi (1637)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 17 marzo 2015 14:15:00

I vigneti a Malaga esistevano fin da prima dell’arrivo dei Romani, per cui è una delle aree vitivinicole più vecchie di Spagna. La filosofia produttiva, dopo la fillossera, si affidò ancora al gusto dolce e fortificato, così la débâcle dell’appeal verso questa tipologia investì fortemente il territorio e i produttori pian piano si ridimensionarono, soffrendo anche la più forte identità dello Sherry.

Per decenni era diventato un ago in un pagliaio nel panorama italiano, poi da qualche anno abbiamo visto aggirarsi il Botani Sierra de Málaga di Jorge Ordóñez e qualche altro.

A Londra c’è un certo movimento per questo “nuovo” Málaga, non fosse altro per rinverdire i fasti di quando lo chiamavano Britain Málaga. Ed  è appunto da Londra che ci arriva il racconto dei vini della Bodega Almijara, specializzatasi nelle versioni Málaga, anzi Sierras de Málaga non fortificato e con gusto dolce e secco. Il Moscatel de Alejandría è quello più vocato in questi vigneti, è lavorato in versione secca, chiamato Jarel, ed è quello che sta attirando di più i degustatori, perché miscela profumi di foglia di fico, fiori di arancio e scorza di limone verde, con fiori gialli, erbe aromatiche secche e frutta bianca fresca e croccante. Gusto sottilmente fresco e sapido, liscio e caldo, con finale lungamente intarsiato di flavor di mandorla bianca. Le versioni dolci hanno colorazioni simili ai PX Sherry, però senza aggiunta di alcool, per cui tutta la gradazione se la conquistano con la maturazione artificiale (ma naturale) al sole distesa su graticci di canne di bambù. Il sistema di pressatura delle uve appassite è molto stravagante e riporta a un’enologia d’altri tempi, seppur modernizzata. L’uva appassita viene pressata dopo che ogni acino è stato staccato dal pedicello, per farlo la distendono sui fiscoli, strato su strato, come s’usava per fare l’olio.

Infine, una volta composta la torre, una pressa idraulica preme il tutto e fa uscire il succo, che passa subito in barrique di legno vecchio per la fermentazione e la maturazione, che per una tipologia è di 10 anni. Quest’ultima versione ha il colore quasi di un PX, però luccica di più nella tinta, ha consistenza glicerica e non alcolica, per cui i profumi sono meno “cotti”: anice stellato e cumino che rinfrescano le sciropposità del fico bianco bagnato nel miele millefiori, poi scorza d’arancio e arancio candito e leggero, ma prezioso, tocco odoroso di caramello e zucchero bruciato. Al palato manca della calorosa voluminosità alcolica, è un tono gustativo dolce ma molto saporito (amabile), equilibrato dalla freschezza e dalla sapidità, capace di allungarsi nella persistenza non con un flavor zuccherino, ma speziato e tostato. A Londra ne suggeriscono l’uso con lo Stilton, o con la Sacher, qualcuno lo azzarda, ben ghiacciato, come aperitivo, per accompagnare le mandorle tostate, le fettine di Chorizo e aglio marinato. I produttori della zona, meno di una decina, sono convinti che questa sia la via della rinascita: ne siamo convinti anche noi.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)