mercoledì 14 marzo 2018 09:00:00

101 ricette d'autore

– Pronto? Pronto? Pr… – Sì, prontissimo, Sironi – Io… sa la ricetta occorrerebbe subito, La Cucina… è già nei fornelli delle officine – Ma eccola, a vista! – Detti pure – Una tazza di latte… Non pastorizzato – Continui – Ho finito… – È tutto? – Le pare poco? Arrivederci.

In realtà, oltre alla ricetta dettata per telefono da Mario Sironi c'è molto di più nel volume edito da Skira "Mangiarsi le parole. 101 ricette d’autore". L'opera, curata da Luca Clerici, ordinario di Letteratura Italiana dell’Università Statale di Milano, raccoglie 101 ricette di scrittori italiani del Novecento. I legami tra letteratura e cibo, è noto, sono molto stretti, vuoi per la duttilità semantica dei cibi, vuoi per la personalità di chi ne scrive. Diviso in un menu alla carta e in cinque menu a tema, le 101 ricette recuperano bontà letterarie di un'Italia sparita e le affiancano alle ricette degli scrittori più giovani, tutte declinate nelle forme più diverse.

La soluzione tradizionale della ricetta è usata, ad esempio, da Giuseppe Ungaretti: nell'essenziale ricetta della Salsina allegria la mollica di pane naufraga nell'aceto cotto in attesa di approdare alla rivelazione  vitale della sanguigna bistecca alla fiorentina. Basta un rigo, però, perché tra l'ordinario elenco degli ingredienti faccia capolino la voce originale dello scrittore: così con la menta del Tabulè di Elena Loewenthal, come per il Polpettone Maddalena di Paolo Monelli, i cui componenti vanno bene sì per sei persone, purché siano di buon appetito. C'è chi, come Paola Masino, sceglie la forma del dialogo teatrale, concedendo ai propri ingredienti dignità di personaggi, e chi si spezzetta in capoversi per trasmettere la propria insicurezza sull'arte culinaria (e per essere in tema con la pietanza), per poi far filare la propria ricetta come un lungo, unico, trenino di parole. Così Grazia Deledda e il suo Spezzatino di capretto

Oltre a quello dei ravioli, c'è un velo di insicurezza anche in Andrea Vitali davanti ai suoi Pàtoi: i ravioli di San Vincenzo, tanto buoni quanto inquietanti, così simili alle sue orecchie a sventola. Per Hans Tuzzi, invece, la sicula Pasta 'ncasciata può acquisire la residenza milanese, quando è condita dal bollore delicato di un dialogo tra un transessuale e un carabiniere. Dialogo libero di svolgersi anche a distanza, come tra Giovanni Pascoli e Augusto Guido Bianchi, colti a brigare in versi sul risotto romagnolo e milanese; o come quello a senso unico di Aldo Fabrizi mentre raccomanda ai propri lettori di seguire l'introvabile ricetta delle Bavette all'africana per cucinare l'analogo risotto. 

Fatta eccezione per gli irrealizzabili "Menù di soli primi in versi" e del "Metamenù", c'è davvero da cucinare in questo libro, e da mangiare. Non solo di scrittura campa infatti l'uomo e tra gli autori delle ricette i campioni della tavola non mancano di certo. È, anzi, la ricetta sorteggiata, il simbolo della personalità di ciascuno; la preparazione del piatto, l'allegoria di una intera visione del vivere: dal morigerato Goffredo Parise con la sua Bistecca alla piastra, al corrucciato Carciofo di Alberto Moravia fino all'enciclopedico entusiasmo di Gianni Brera per il Risotto

Un ricettario emozionale, imperdibile per chi, nella vita, non può fare a meno di leggere... e mangiare!

Gherardo Fabretti

 

Luca Clerici (a cura di) 
Mangiarsi Le Parole - 101 ricette d'autore
Skira Editore, Milano
183 pagine
€ 29,00

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)