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martedì 26 aprile 2016 15:00:00

Una trentina di anni fa la Valle della Bekaa, nel Libano, si pose all’attenzione dei sommelier per un vino filo francese, di genesi molto bordolese, visto anche il patrocinio enologico di Jean Ribéreau ed Émile Peynaud. Per alcuni fu colpo di fulmine, per altri fu il solito pastrocchio in versione rive gauche. Di certo è un vino che segnò un’epoca e che ancora resiste, nonostante la traversie politiche e religiose che si succedono continuamente in quello spicchio di terra lungo 120 km e protetto a Ovest dal monte Libano e a est dall’Antilibano: quel vino è lo Château Musar.

La Valle della Bekaa ospita però anche altre realtà vitivinicole, a cui va il merito di sostenere una via di legalità, viste le inquietanti incursioni armate poco pacifiste e le coltivazioni a nord di oppio e hashish. Massaya è un’azienda alquanto giovane, che ha posto i suoi vigneti in altura, 900-1200 metri, per sfuggire all’arrostimento del fondo valle, sperando anche di non doversi riparare da altre tipologie di calore.

Massaya Rosé è un vino sorprendente. Miscela il 30% di syrah con altro 30% di cabernet sauvignon e termina con il 40% di cinsault. Dopo la pressatura pneumatica degli acini, la massa liquida sosta per il débourbage e poi fa tutta la fermentazione in acciaio, dopo otto mesi va in bottiglia. Nel 2014 ne sono state prodotte circa 40.000 bottiglie e quello da noi degustato ha mostrato un colore rosa luccicante nella tinta fragola, con consistenza liquida e brillantezza nella trasparenza. Però la vera sorpresa è il profumo, una profusione di mandarino frullato, melone e scorza di chinotto, tanto da scivolare in toni quasi balsamici. Raffinatissima è la sua sapidità, carica di una leggera salinità, capace però di smorzare un alcol di 13,5% e contribuire a far uscire una morbidezza dai contorni pseudo freschi.

Il suo equilibrio gustativo entra in tensione sapido/morbida e diventa un ottimo spunto d’abbinamento per tutta la cucina orientale, dalla Tailandia all’India, per la cucina fusion d’etnia cubana, peruviana e brasiliana. Davvero un bel jolly a prezzo molto contenuto.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)