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venerdì 8 marzo 2013 11:30:00

Alla domanda rivolta ai sommelier su cosa rappresenti il Ventoux, una buonissima percentuale risponderà il Tour de France, forse l’impresa di Marco Pantani nel 2000, o per i più navigati la morte di Tommy Simpson; forse qualche atletico ciclista dirà che dal “virage” di Saint Estèphe (547 mt slm), inizia una salita di 9,5 km alla pendenza del 10%, e giunti a 1.417 metri slm il paesaggio si fa pietroso e ventoso, senza vegetazione, carico di una certa irrealtà, luccicante di calore nel mese di luglio, quando la Grande Boucle lo colora in tutta la sua maestosità.

Dall’alto dei 1.912 metri il panorama è ampissimo, si vede anche Châteauneuf du Pape, il Louberon e Vaucluse: dove il Petrarca si ispirò nei delicatissimi versi di… chiare, fresche et dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola e me par donna.

E sotto, la vista corre oltre i cedri, i lecci, i pini silvestri e i faggi, e incontra i vigneti (a 500 metri di altitudine), quei vigneti della DOP Ventoux (ex Côtes du Ventoux), così rinominata nel 2009.

C’è chi chiama questo vino “il figlio del vento”, per via del Mistral che vi sibila sopra alla velocità di 100 km l’ora, altri lo immedesimano più tecnicamente come un’estensione enologica della Côtes du Rhône.

L’appellazione si estende nel territorio di 51 comuni e la storia del fare vino indietreggia fino al 30 d.C.; uno  sviluppo viticolturale che ha visto il contributo di Galli, Greci, Romani, Provenzali, re e papi: soprattutto quando Clemente VII stabilì la sede papale ad Avignone (1.378-1.417). Le cronache dell’epoca riportano che i vini dei colli del Ventoux erano ben accetti alla corte papale.

Oggi il Ventoux è sugli scudi, i suoi vini rossi, delicati e fruttati, con il profumo della garrigue provenzale, della dolce resina, delle rinfrescanti espressioni mentolate, hanno anche uno spunto “peppery” di straordinaria e semplice seduttività e una chiusura all’aroma di prugna rossa un po’ seccata.

Al gusto sono pieni del calore del sud della Francia, con un effetto alcolico controllato da una freschezza succosa, piena di sapore di piccoli frutti rossi; uno spigolo tannico di controllata tensione e una vibrazione sapida ben ispirata lasciano una morbida sensazione di frullato di frutta rossa ingentilito con un  po’ di sciroppo di zucchero.

I vitigni sono quelli del Rodano: Grenache, Cinsault, Syrah e Carignan, che qui raggiungono una maturazione fenolica eccellente.

Ci sono anche le uve bianche, ma questa tipologia è soggiogata dalle versione in rosso e ultimamente dall’ascesa del rosé.

L’esperienza degustativa è molto interessante anche per il prezzo accessibile, dai 10 ai 15 €, con alcune punte tra i 25 e i 35 €. Tra i produttori più “affidabili” segnaliamo Perrin et Fils con la Vielle Ferme, Quintessence di Château Pesquie, Le Vignerons du Mont-Ventoux Altitude 500,  450 e 400  (da vigneti così posizionati in altitudine sul livello del mare) e il Vin Attitude Ventoux Canteperdix. Tanti altri ce ne sono, se ne contano quasi 130,  tutti impegnati a trarre il meglio dal loro terroir.

Per chi vorrà avventurarsi sui tornanti di questa degustazione, non resta che augurargli un’esperienza “ascensionale”.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)