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giovedì 28 aprile 2016 09:30:00

Nonostante tutte le attenzioni che noi degustatori rivolgiamo al vino, certe volte non è possibile nascondere qualche esitazione nel sentirsi proporre dei vini che impiegando vitigni tradizionalmente internazionali, vengono descritti come novità. L’eno-caso in questione è alquanto rilevante perché esce da un’azienda tra le più innovative in fatto di gusto di vino e di packaging, le Cantine Ceci di Parma.

Náni è un vino frizzante che si muove sulle orme di quell’Otello che al pari dell’opera Verdiana è nato nel segno di “innaffia l’ugola”. A parte le battute, questo Náni ha un senso enologico particolare, un qualcosa che si allontana dalla semplicistica tecnicità esecutiva, frutto di una miscela che coinvolge tradizione, artigianalità e tecnologia, come a voler essere un Martinotti parmense. L’intento è di esaltare l’arredo fruttato dello chardonnay, insistendo sulla dolcezza fruttata (non è un vino dolce), sulla leggerezza della polpa e sull’essere lascivo in versione giocherellante e allettante.

Questo frizzante non gioca sulla complessità, ma sull’immediatezza, sull’intuitività giovanile, una versione che strizza l’occhio ai millennials, anche nella forma della bottiglia che sembra forgiata da un profumiere inglese. È un millesimato che vuole tirar fuori la sua estate gustativa, ha il proprio zucchero d’uva come residuo, quindi l’intensità del profumo è piena della semi aromaticità dello chardonnay: sia frutto che fiore (mimosa). È sfuggente nel gusto a scivolare in dolcezza, con risveglio carbonico in energia frizzante e finale dolcemente (ancora) tremolante in erbette. D’altronde ha tutta l’indole di un vino ragazzino, infatti Náni in dialetto significa questo. Sarà un ragazzino pieno d’esuberanza, da assecondare nei giochi e nei gusti per tutta la prossima estate… e oltre.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)