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giovedì 15 novembre 2018 09:00:00

Molti anni fa scrivemmo di Lambrusco, la nostra Rivista si chiamava deVinis e lo chiamammo “Il vino di Gian Burrasca”, e in qualche modo anticipammo quell’onda di attenzione che il vino, oggi, con merito s’è attirato. Le linee enologiche a cui il Lambrusco può apparentarsi sono variegate e oscillano, più o meno, fra tradizione contadina (oggi abbellitasi con la parola “ancestrale”) e un’applicazione tecnica che lima piccole imperfettibilità. L’Otello NerodiLambrusco è stato indubbiamente uno dei propulsori nell’innovazione lambruschiana, e non solo per il geniale marketing che lo ha sdoganato da uno status enologico ingabbiato verso una massa di consumatori indistinguibili. Alessandro Ceci (Cantine Ceci in Torrile, Parma) ha fuso due intelligenze, quella della sua intuitività parmigian-parmense e quella dell’accettabilità del consumatore, le ha come strutte nell’Otello e quel Lambrusco è diventato una icona, come la tragedia musicata da Verdi.

A distanza di anni di presenza sul mercato (non di bottiglia) l’Otello NerodiLambrusco non ha perso né l’appeal né la finissima qualità. Ha colore gioiosamente violaceo-purpureo (rosa purpurea), però il fizzy-swirling (tipico movimento rallentato del polso per far scivolare il liquido nella coppa) può far luccicare anche un rosso rubineggiante. Il profumo si riempie di fragranza, sia nel fruttato (fragole, lamponi, ciliegie, guava) che nel floreale (viola, iris, glicine), sembrano fondersi in un frullato, ha molto dell’ancellottano (ehilà, niente a che vedere con l’allenatore del Napoli). L’effervescenza nascosta nel liquido si fa fremito massaggiante dell’acidità, genera una freschezza succosamente fruttata, golosamente polposa e dinamicamente saporita. Il vino, una volta distaccatosi dalle papille, sembra sciogliersi in due direzioni, quella evaporante in succosità fruttata (idea di barbe à papa), l’altra dilata la liquidità in un finale di bocca entusiasticamente spremutosi in tutta la fragranza fruttata dolcemente gusto-olfattiva. Ne bevi un sorso, ne sorseggi mille. Fantasticamente pensato anche in versione 0,375 l, ha 11 gradi d’alcol. Con il prosciutto di Parma crea un abbinamento melodioso.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)