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Noir per davvero

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martedì 15 luglio 2014 10:45:00

La Maison Philipponnat è di certo una garanzia in fatto di esecuzione stilistica di Champagne. Il Grand Blanc  è un vino che ha segnato un momento innovativo nell’interpretazione del blanc da Chardonnay,  facendo uscire una personalità gustativa più legata alla sapidità e ai flavor di frutta esotica e tropicale, creando una voluminosità gassosa che rinforza l’effetto avvolgente anziché incidere su una gradevolezza spigolosa.

L’altro must è il Clos des Goisses che, al pari del Clos du Mesnil, può essere considerato ormai un’icona della combinazione vigneto/champagne.

La Maison s’è finalmente decisa a produrre il blanc de noirs e ha deciso di usare solo pinot noir.

È stato Charles Philipponnat a chiarirci i perché e i percome di questa scesa in campo, l’occasione è stata la presentazione del Noir, avvenuta il 2 luglio in Viareggio, Ristorante Da Romano.

Non lo avevano fatto prima perché il pinot noir dei nostri vigneti ha sempre procurato vini di grande spessore acidulo, intensamente fruttati, con un ottima mineralità, ma idonei a miscelarsi con lo chardonnay (35% nel Clos des Goisses), oppure accompagnarsi anche al meunier come accade nel Royal Réserve.

A partire dal 2000 è iniziato a maturare il progetto pinot noir, e per disinnescare la potenza del noir la Maison ha pensato bene di concludere il viaggio enologico, dopo la tradizionale vinificazione, combinando vini con e senza fermentazione malolattica, e sosta di parte del prodotto in legno.

Philipponnat Blanc de Noirs Brut 2008 ci ha veramente sorpreso. Innanzitutto ha colore d’una brillantezza che lo avvicina ai toni di un non “noir”, l’effervescenza è pressoché invisibile.

Lo spaccato odoroso si sofferma nei flussi termici della bassa temperatura del vino, non produce intensità, ma una complessità fragrantemente spinta dalla susina verde, uva spina, ribes bianco, mela rossa; è un ambiente aromatico selvatico, struggentemente intriso di sottobosco primaverile, di erica e d’acacia. Un bel quasi minerale (di pietra focaia) si fonde tra il pepe bianco e la roccia calcarea.

Grandissima esplosione in struttura, la bocca si trova inondata da una carica di freschezza, le cui espressività di croccante frutta pomacea in trattenuta evoluzione asprigna, si condiscono con copiosi manti sapidi; la secchezza del gusto è straordinaria, tagliente ed elegante come un tocco di lama che fende una foglia di lemongrass.

È un pinot noir che abbina un’immensa potenza con una strepitosa eleganza. Se qualcuno lo pensasse avulso dalla CO2, non sarebbe improbabile abbinarlo a certi giovani sapori di mineralità acciaiata del casato Montrachet.

Azzeccato è il dosage, in realtà è un extra brut, di 4 gr/lt circa, perché ciò consente di lasciare al pinot noir ciò che è del pinot noir, favorendo quell’equilibrio fresco/sapido, che in questo momento, per la sua resistente, ma gradevole connotazione finale di non maturità fruttata, ne fa uno champagne “giovane” ed esuberante, voglioso di affermarsi con una linea gusto olfattiva che è alquanto dissimile dai suoi cugini di avventura.

Ci piace anche l’ambiance noir dell’etichetta, lo fa tanto regale… è in realtà lo è!

AIS Staff Writer

 

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