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lunedì 29 giugno 2015 17:00:00

C’è del nuovo da Kante, forse è un nuovo che non sa di nuovo, forse è antico perché non è nuovo, forse, forse, forse. Questo nuovo parte dall’anno 2000, è un mix sconosciuto (volutamente celato?) di uva merlot, cabernet (non si sa se franc o sauvignon oppure entrambi), poi c’è del terrano e del pinot nero. Così espressa sa d’accozzaglia, ma ci chiediamo come è possibile che un sornionissimo Edi Kante si lasci ammaliare dall’accozzaglia sragionata, dal tanto per fare? Domanda carica di strategie intellettuali, di meditative oscillazioni intuitive, quasi un incanalamento coatto in una non rispondibilità. Il nome del vino sgombra il campo da tutti i tentennamenti: Opera Viva.

È un nome che ci solleva da tutti i dubbi, se opera è, e se il compositore ha elaborato musica e libretto, è fissato che il wine director si chiama Edi Kante, altro non ci resta che ascoltare tutti i silenzi di questo vino.

Ripetiamo, il vino si chiama Opera Viva, è per la legge un Venezia Giulia IGT Rosso, gradazione 13,5% vol., inutile cercare l’annata, abbiamo già detto essere un mix di 10 annate con base partenza 2000.

Ogni volta che segmentiamo un frammento degustativo, una domanda ricorre: perché?

Rosso granato sia scuro che luminoso. Ben intenso e integrato al profumo, arrendevole mix di sfaccettature temporali che essenzializzano un niente d’ossidazione, una graduante speziatura e qualche assolo fruttato a intonazione vegetale con didascalica chiusura “carsica”.

S’avverte nell’impatto gustativo snello e voluttuoso una sorseggiabilità danzante, tra piroette morbide e sapide, gorgheggi freschi e acuti, come se le miscelature gusto olfattive fossero espressione librettistica più che musicale. Secondo noi è un assemblaggio a getto concettuale, in cui si devono ricercare quei nonsense organolettici che scivolano nel fruire senza il perché.

Sorso dopo sorso il vino s’apre alla lettura, il canto del suo colore, profumo e gusto non compie il miracolo dell’immediatezza, l’arena della qualità è troppo stipata di eno-invitati e forse qualche portoghese s’è infiltrato. Lo definiamo un vino modulato da più mentalismi di un’unica mente, il vino dell’assorbire il tempo e dello scontro generazionale, un vino extra vendemmiale. Quando il sipario cala sull’Opera Viva i consensi sono molteplici, così come i momenti di incredulità. Un’Opera Viva non per tutti, ma quei pochi saranno dei fortunati e ci sarà pure un perché.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)