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giovedì 23 ottobre 2014 10:00:00

L’altro giorno siamo stati invitati a una degustazione di bibite analcoliche. Scandalo, ha sommessamente gridato qualcuno; bene, ha osservato qualcun altro, una cosa è certa: mettere d’accordo due italiani è difficile, forse lo è ancora di più se questi sono dei sommelier e non devono andare a degustare del liquido con alcol?

Fatto sta che non è improbabile che un sommelier debba confrontarsi con un cliente di 12 anni nel ristorante dove opera e magari dovergli proporre qualcosa da bere. Di solito quando ciò accade,  vediamo passare le solite facili e mediatiche proposte, il cui appeal è così radicato nel piccolo cliente che quando gli viene servito non distacca il suo sguardo dal tablet di turno.

Eppure anche in quel settore ci sono bevande e bevande, o quantomeno ci sono simpatiche opportunità di mostrare attenzione anche a quelli che dovranno diventare i futuri clienti della ristorazione e non solo.

Noi ci siamo imbattuti nelle bibite di Paoletti: cent’anni di storia frizzantina. L’azienda ha sede ad Ascoli Piceno e sta vivendo una nuova verve, o meglio non l’ha mai persa. A dire il vero quest’azienda sfiora il mito, se non altro per le immagini un po’ pin-up, un po’ fumetto delle etichette delle sue bottigliette, che tanto rimandano a quella parte del design in cui l’immagine era creata dalla punta del lapis e non dalla tecnica computerizzata.

La nostra degustazione ha visto scivolare colori, profumi e sapori dalla cedrata all’aranciata, passando per un’indimenticabile spuma bionda.

Qualcuno ci ha fatto osservare che sono i sapori dell’immediato dopo guerra, profumi e gusti che hanno accompagnato il boom economico del ’60, quando al bancone del bar la spuma imperava su grandi e piccini.

Noi all’assaggio non abbiamo potuto fare alcun collegamento, in quegli anni non c’eravamo, però il gusto attuale non è assolutamente stato sorpassato dalle fiammeggianti miscele analcoliche energizzanti del secolo degli hashtag.

C’è della pura italianità in queste bevande dai gusti semplici, ne più e ne meno diverse o uguali da quelle che giocano il loro appeal sulle parole inglesi; sono giustamente equilibrate nel gusto dolce, il frizzante è molto delicato, i flavor sono ben integrati tra di loro.

Bevande semplici, dicevamo, ed è in questa semplicità che si nasconde la genialità di cento anni di tradizione, soprattutto nella spuma bionda, con quella tinta chiarissima d’ambrato dovuta al caramello, quel profumo un po’ dolce acqua di mele, caramella d’orzo e punta di chinotto; quel brio leggerissimo d’un frizzante a cui la temperatura fresca di servizio attenua dolcezza e mielosità amaricante, e crea una sensazione gusto olfattiva che a tutti gli adulti ricorda per forza l’adolescenza.

Che dire, vedremmo di buon auspicio che un sommelier mostri più attenzione verso i giovanissimi clienti, offrendo loro un’alternativa al consueto bere, perché alla fin fine fidelizzare i giovanissimi significa fidelizzare la famiglia tutta.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)