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mercoledì 1 giugno 2016 12:30:00

Il Calvados, al pari della Normandia, non possiede viticoltura, per cui molti sommelier nell’incontrarlo passano oltre e si fermano al distillato. In verità una sosta pensante è più che d’obbligo, soprattutto se gustassimo il Burro d’Isigny, il Livarot (formaggio di latte di vacca a crosta lavata), il Pont-l’Évêque e il Camembert de Normandie. Di alcolico ci sarebbe anche il  Sidro, da secoli bevanda del popolo (fin dal XVI secolo), che riuscì a giungere anche a corte con Luigi XIV. Gli amanti del mare possono sbizzarrirsi con le Ostriche di Normandia, che racchiudono quattro varietà a seconda della zona: Côte Ouest (con spunto ben iodato e di salmastro), Saint-Vaast-La-Hougue (al profumo di iodio e nocciola),  Isigny-sur-Mer (dalla dolce croccantezza marina) e Côte de Nacre (fortemente salmastrate e ricche d’aroma di alga).

Poi c’è l’oggetto del nostro vero interesse, il Calvados, quello Pays d’Auge, fatto da distillazione di sidro di mele (doppia distillazione in alambicco a ripasso). Dicono che per fare il sidro usano quasi cento varietà di mele, di cui alcune non commestibili, una volta ottenuto il distillato lo si deve tenere in botte per due anni e oltre a seconda della tipologia.

L’attitudine italiana per il Calvados non è così consueta, spesso è assente anche in certe carte di distillati, ma se adocchiate un prodotto top, il suggerimento e di non lasciarlo sullo scaffale.

Bernard Amiot distilla, a Cambremer, un sidro ottenuto da mele di proprietà. L’alambicco lo riscalda a legna e la sosta prima dell’imbottigliamento è in vecchi fusti.  Il Vieille Réserve Patricia che abbiamo degustato è stato messo in bottiglia il 2 febbraio del 2009 ed è un lotto unico di 800 bottiglie, l’importatore è Moon Import.

Una straordinaria lucentezza in tinta ambrata chiarissima illumina il bevante di finissimo cristallo, vetro e liquido si fondono. L’ampiezza olfattiva non è aggredita dall’alcol, i toni odorosi di un terziario distilled sono nettissimi: fiori bianchi secchi, miele di castagno, scorza di arancio amaro, curry, senape in fiore, scorza di mela essiccata e legno di sandalo.

La liquidità alcolica fluisce con impetuosità nel primo tratto della bocca, poi s’acquieta e rilascia un senso di oleosità (glicerica) e recupera nel finale note saline e di pepe bianco. C’è un’equilibrata espressione di potenza e di calore. Per la sua tenacità fruttata non sarebbe male sorbirlo con del formaggio di fossa, quello stagionato da Domenico Balducci, o più classicamente con un imperioso sorbetto alla mela verde. Sip slowly.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)