Statistiche

  • Interventi (1575)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 9 ottobre 2018 12:00:00

L'acqua Évian è la più odiata dagli italiani, almeno da quando i social hanno diffuso la notizia di un'edizione speciale con il logo di Chiara Ferragni. Sarebbe bastato questo a innescare scenate di odio, ma il modico prezzo di vendita al pubblico, 8 euro a bottiglia, di certo ha aiutato i morigerati censori del web.

O forse no. L'acqua con pupilla e mascara, nata da un progetto noto al mondo da più di un anno, è andata a ruba solo negli ultimi giorni, spinta dalla provvidenziale ondata di disprezzo scatenata sui social. 

Immotivato, perché l'Évian, la cui fonte si trova a Évian-les-Bains, nella zona dell'Alta Savoia, non è mai stata tra le acque minerali più a buon mercato del mondo, sin dalla sua nascita. La storia della fonte parte da lontano, dal 1789, quando il malandato conte Jean-Charles de Laizer, tormentato da disturbi di reni e fegato, trovò, per puro caso, giovamento dall'acqua della fonte Sainte-Catherine, proprietà di un signore di nome Cachat. Da lì il successo, e la prima costruzione di uno stabilimento, nel 1824, con tanto di bagni curativi, e fondazione della prima società produttrice di acque minerali, nel 1829. 

Smerciata come acqua curativa, quasi esclusivamente nelle farmacie, fedelmente alle sue proprietà veniva venduta già nel 1901 in damigiane apposite; sette anni dopo, nel 1908, le prime bottiglie, prodotte dalla rinomata cristalleria Souchon-Neuvesel, futura BSN, oggi conosciuta come Danone, attuale proprietaria dell'acqua.

Se nel 1926 la Évian guadagna il riconoscimento statale di sorgente di interesse pubblico, nemmeno dieci anni dopo, nel 1934, è Agata Christie a consacrarla come acqua di prestigio presso il grande pubblico: in Assassinio sull'Orient Express, infatti, l'eccentrica e ricca americana Caroline Martha Hubbard ne lamenta l'assenza a bordo del lussuoso treno, assieme a quella di Vichy. Un segno abbastanza chiaro della fama raggiunta dalla marca. 

Nel 1965, la grande scommessa: Antoine Riboud, fondatore e primo direttore di Danone, finanzia la costruzione di un impianto di imbottigliamento ad Amphion nel comune di Publier, a 3 chilometri da Évian-les-Bains: in un solo colpo l'acqua arrivava attraverso tubi di acciaio inossidabile in uno stabilimento apposito e lasciava gli scaffali dei farmacisti per entrare nei primi supermercati. 

A colpi di quattro milioni di litri imbottigliati al giorno, la Évian, forte della sua lunga storia, è ormai da quarant'anni il marchio di lusso delle acque del gruppo Danone. Un brand heritage sfruttato a piene mani - com'è ovvio - dal marketing aziendaleche, a partire dal 2008, ha lanciato una serie di bottiglie firmate da designer di moda; la prima, di Christian Lacroix, è avvolta da un motivo di pizzo bianco. Seguiranno, tra le altre, le strisce colorate di Paul Smith, i fiori di Issey Miyake e i cuori di Diane Von Furstenberg.

Poi l'occhio di Chiara Ferragni, e una vagonata di urla, per un marchio le cui bottiglie di plastica, potrebbero, dal 2025, essere composte al 100% da PET di nuova generazione, riciclabile all'infinito, grazie alla collaborazione con la società Loop Industries. Un traguardo ambizioso, di certo non animato da filantropia, al pari dell'accordo siglato con la città di Parigi per distribuire almeno cento macchinette compattatrici, che regaleranno, per ogni bottiglia consegnata, buoni d’acquisto per comprare altra acqua o la possibilità di fare beneficenza a un’associazione. Iniziative utili comunque, realizzate anche grazie a quelle bottiglie tanto disprezzate, in fondo nient'altro che un piccolo quantitativo in edizione limitata; goccioline nel mare di ettolitri prodotti ogni giorno dall'azienda per la grande distribuzione. 

Gli italiani gridano allo scandalo per il costo di un bottiglia con delle sopracciglia e un iride azzurro sull'etichetta, ma perché pesi meno la frivolezza della polemica, tirano anche in ballo, a ragione, la carenza idrica di altri paesi. Ignorano, però, come il nostro sia primo in Europa, e secondo al mondo, per consumi di acqua in bottiglia. Forse in Italia non saranno in tanti a bere Évian, ma, alla luce dei dati, l'acqua del rubinetto, dalle nostre parti, sembrerebbe degna di un disprezzo pari a quello mostrato per l'incolpevole Ferragni.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)