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giovedì 2 gennaio 2014 13:45:00

Volete assaggiare un Petit Manseng? È dolce? La situazione in cui è nata questa domanda aveva creato un po’ di confusione all’interno della pâtisserie; l’associazione Petit Manseng e dolce dava più l’idea di un pasticcino che di un vino, e per alcuni lo era proprio.

Invece si trattava di uno dei vini bianchi dolci, “moelleux”, più straordinari di Francia, e forse non solo.

Azienda: Domaine de Souch

Nome del vino:  Cuvée de Marie Kattalin

Denominazione: Jurançon AOC

Vitigno: Petit Manseng

Proprietà: Yvonne Hégoburu

Partiamo dalla proprietaria, la signora Yvonne Hégoburu. L’avventura agricola inizia nel 1972, quando insieme al marito acquista 23 ha di terra nel Jurançon, più precisamente a sei km da Pau, a Laroin, con stupenda visione sul Pic du Midi d’Ossau. Esperienza in agricoltura e viticoltura: zero.

Dopo la morte del marito, era il 1985, la locale Camera di Commercio le chiese di considerare l’ipotesi di piantare delle viti, lei accettò la proposta e accolse nel suolo siliceo e argilloso le cultivar Petit Manseng, Gros Manseng e Petit Courbu.

La sua esperienza in viticoltura ed enologia corrispondeva però ancora a zero e l’età non era incoraggiante per fare degli studi di enologia all’università, erano sessanta portati benissimo.

Dai, picchia e mena, come si dice in certe parti d’Italia, poi alcune consulenze ben azzeccate, così ci troviamo all’oggi, a distanza di oltre venti anni, con una signora ottantenne, considerata un wine maker d’eccezione, tanto che è stata quasi una star nel documentario Mondo Vino.

Però a noi interessa il Jurançon Moelleux Cuvée de Marie Kattalin 2010.

L’uva Petit Manseng è raccolta manualmente quando ha raggiunto la giusta ed equilibrata concentrazione di zucchero nella polpa, quindi la vendemmia è frazionata. Le uve sono in parte diraspate, poi pressate in modo soffice, infine la fermentazione (solo con lieviti indigeni) e l’allevamento sono svolti in barrique di legno vecchio.

La sosta si aggira intorno ai diciotto mesi e c’è anche qualche travaso, poi prima dell’imbottigliamento c’è una leggerissima filtrazione.

Ha un colore splendidamente oro chiaro. Il profumo è sorprendente perché abbina le componenti olfattive della frutta matura con una sponda vegetale molto rinfrescante. Quindi da una parte si riprendono effetti odorosi di frutta esotica, dal mango alla papaia, mentre le pesche sembrano gratinate in forno. Tra i tasselli di questo fruttato s’insinuano rinfrescanti note di verbena, di limoncella, di scorza di limone, di foglia di limone. L’espressione gustativa è da manuale della degustazione. Il gusto dolce ricorda un concentrato di mango e papaia, l’alcool armonizza più la parte morbida che la sua manifestazione calorica, per cui il vino è vellutatissimo; poi c’è la sapidità, la sua mineralità, anzi la salinità, a plasmare un gusto dolce ricchissimo nell’attimo in cui lo sorbisci, poi scompare come sapore e s’allunga come retro aroma, interminabilmente elegante, con finale dolcemente fumé e all’albicocca.

A nostro parere si tratta di uno dei grandi vini dolci da uve sovra mature e con tono olfattivo non costruito sull’ossidazione controllata. Già ce lo immaginiamo abbinato con un crumble di pere, oppure con una crostata di pesche, oppure con una Pesca di Leonforte IGP, tagliata a fette e lasciata macerare nella Cuvée Kattalin. Già ci viene l’acquolina (anzi la pescolina) in bocca.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)