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mercoledì 28 maggio 2014 14:00:00

Lo scorso anno scrivemmo di un pinot grigio un po’ in sofferenza, di un pinot grigio che sbiancandosi aveva scelto una strada enologica che aveva però prodotto un’impressionante boom commerciale e dicemmo anche che ci sembrava in decrescita come presenza nelle liste dei vini dei ristoranti italiani.

Le considerazioni che esprimemmo hanno prodotto alcune risposte e non tutte in sintonia, soprattutto ci hanno evidenziato che il discorso può avere un certo valore se contestualizzato nel mercato italiano, che ha ancora, comunque, un’attenzione verso il pinot grigio.

Tutto cambia se internazionalizziamo il discorso.

Dall’Inghilterra ci hanno informato che l’appeal del pinot grigio non ha perso colpi, anzi il dato che ci hanno prodotto evidenzia che si posizionerebbe ancora al 40% dei vini italiani venduti.

Per gli inglesi il pinot grigio ha tutte quelle caratteristiche olfattive e gustative che nel collocarlo nella tipologia del vino facile (loro dicono easy wine) produce anche una beva facile/semplice.

Lo apprezzano perché non ha quella acidità “piccante” e certe eccessive intensità di profumi del Sauvignon e di alcuni Riesling. Lo apprezzano perché non ha la densità tattile e lo spunto alcolico dello Chardonnay, per cui quel suo essere fresco, leggero, facile da bere, quel sembrare e non sembrare minerale, quel suo rincorrere zizzagando le note fruttate e floreali, evitando eccessi e contaminazioni erbacee, ecco tutto ciò fa del pinot grigio il vino che più di ogni altri si adatta a molti sapori dei cibi, inclusi etnici e fusion.

Poi c’è quello “vero” (per gli ortodossi), quello “ramato”, quello che i francesi chiamano “gris”, ma quello è non per tutti, anche se dovrebbe esserlo.

A noi è capitato un pinot grigio 2009 prodotto a San Floriano del Collio dall’azienza Paraschos di Paraschos Evangelos & c, il vino si chiama Not ed è un Venezia Giulia Igt.

Lo stile enologico è quello ancestrale, l’uva diraspata viene lasciata fermentare con i soli lieviti indigeni e senza controllo forzato della temperatura. Dopo la pressatura viene imbottato in rovere di Slavonia dove vi sosta per circa due anni a contatto con i propri lieviti/fecce, fanno anche il bâtonnage.

Ne è uscito un pinot grigio dal colore rosato, molto vicino al rosa occhio di pernice con riflessi tra il colore del rame e la buccia di cipolla.

Molto gradevoli sono i profumi: un frullato di ribes rosso, lamponi e sorbe il cui il miele fa da addolcitore. Ha anche una nota odorosa di acqua di rose, di melone e di melograno.

Il sapore della sua acidità ricorda la polpa rosa di una guava molto matura, anche la sapidità lascia immaginare il colore rosa, come fosse sale himalayano, ed è comunque la morbidezza il ponteggio portante della struttura del vino.

Con questo Not Pinot Grigio 2009 di Paraschos la precauzione più rigorosa sta tutta nel tenere sotto controllo la temperatura di servizio del vino, se passa oltre i 14 °C l’alcool prende il sopravvento e snatura i profumi, se s’avvicina troppo a 10 °C i profumi si ibernano e la piacevolezza si raggela.

Però fintanto che la temperatura riesce a circolare intorno a 12 °C, questo Not ha davvero bella e deliziosa beva.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)