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martedì 11 marzo 2014 11:00:00

Non c’è niente da fare, quando il Pinot noir della Côte de Nuits è in annata di grazia è molto difficile non restare ammaliati e affascinati dalla sua elegante naturalità.

In tutti i manuali di degustazione c’è scritto che la migliore naturalità è espressione della AOC Chambolle-Musigny.

Allo Chambolle gli viene assegnato di tutto di più in fatto di sinuosità tattile, in movenza tannica e in effusione aromatica. Chambolle-Musigny è la classica “vamp”, una femme fatale che esplora le perturbanti esperienze sensuali del dark side of the wine love.

Forse è per questa parte “dark” che Alfred Hitchcock adorava i vini di Borgogna, specialmente lo Chambolle-Musigny; e se qualche sommelier cinefilo non ha osservato con la dovuta concentrazione ottica lo splendido Notorius (1946) con Cary Grant e Ingrid Bergman intenti a scoprire certi segreti, avrà perso anche la visione celluloidale del Rosso di Borgogna.

Tutti sono concordi a dire che è la presenza dell’argilla nella miscela marnosa a condire di sostanziosità anche il calcare, poi l’esposizione a est e l’altitudine di 250-290 m/slm fa magnificamente il resto.

Hervé Murat fa lo Chambolle-Musigny “Les Échezeaux” e lo alleva in barrique per venti mesi, e un terzo di quelle botti sono di legno nuovo. Abbiamo avuto la fortunata circostanza di scontrarci con l’annata 2010.

Anche il naso s’è scontrato con una cortina di profumi, s’è intrufolato tra gli odori delle felci, come se fossero poste in un paniere a fare da letto a funghi porcini freschissimi, accompagnati da rinfrescanti sentori di nepitella e mentuccia. Poi ha tutto il suo fruttato: semplice, non sovra maturo, non cotto dal sole, semmai agreste e rustico come del selvatico cassis o del boschivo lampone, o poco mature fragoline di bosco. Il maquillage odoroso è ben rifinito dalle note speziate e tostate, che segnano il lineamenti del profumo senza appesantirne i contorni, come un trucco di un volto femminile che offre leggiadria e naturalità.

Briosamente fresco al sapore, è un Pinot con il gonnellino a quadri, tipo collegiale di liceo classico. Il suo tannino sgambetta birichino e civettuolo tra le morbidezze gliceriche e la timidezza e il rossore della vampata alcolica.

Il suo volume liquido ondeggia nel palato, accarezza la parte interna delle guance, si rende ilare verso le papille filiformi e anticipa loro che le levigherà in vellutatezza tra due anni, al massimo tre.

Lo Chambolle-Musigny 2010 di Murat mostra tutta la gioiosa giovanile acerbità di una liceale, diventerà quel Pinot femminile che si addice alla fama della denominazione, e speriamo che la sua futura mineralità non sia quell’effetto uranio che era nascosto nelle bottiglie di vino del film Notorius… e comunque lascerà sempre un velato sospetto hitchcockiano.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)