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lunedì 17 marzo 2014 17:00:00

Il titolo evoca atmosfere astrali, direttamente trasportate a bordo della nave spaziale Event Horizon, in un blending horror interstellare a dimensione nebulosamente infernale: insomma un’atmosfera da brivido.

E di brivido, però enologico, si può parlare quando Luca Martini, Campione del Mondo Sommelier 2013, ci propone il suo punto di non ritorno.

Si tratta di “Punto ● 1974”. Appunto un punto di non ritorno (scusate la confusione dei punti) di un vino che vive quest’oggi nel non essere stato creato per una dimensione temporale accessibile a tutti.

Quasi un “buco nero” eno-organolettico in grado di curvare la temporalità delle espressioni dei vitigni miscelati all’interno e le involuzioni che la sosta in bottiglia ha generato nel sottrarsi al contatto con l’ossigeno.

“Punto ● 1974” è un vino di Quintarelli, prodotto in versione tipo “campione non commerciabile”, e lo riserva a chi gli pare.

Luca Martini afferma che i vitigni sono Sangiovese, Refosco dal Peduncolo rosso, Corvina, Corvinone e altri, forse Rondinella, Rossignola, Negrara, Molinara: forse, anzi potrebbe un bellissimo tutto in forse.

Di certo le uve furono sovra maturate a mo’  recioto style, alla faccia anche delle alari “recie”.

Il vino ci è stato servito anonimo per elettrizzare gli elettroliti cerebrali di degustatori poco avvezzi a stranezze di questa straordinaria entità.

Colore sfuocato in rossastre striature tegolate (da tegola), la limpidezza è in netta sofferenza, però niente è stato rilevato in termini di non positività.

Il profumo è delicatamente sciroppato nel fruttato, i petali dei fiori di rosa si sono imbibiti in una liquidità alcolica tanto da fondervisi per prepararsi a fluttuare in versione spray. Il frammento odoroso finale s’insinua in ricordi di erbe officinali medicamentose, in sentori di legno di credenza e di madia in cui sono custodite delle crostate di piccoli frutti rossi di bosco e dei vasetti di marmellate chiusi male. Sulla stufa a legna poco distante altra frutta sta bollendo e le spezie esalano vapori che ricordano la cannella e il chiodo di garofano.

Per qualcuno di noi sembrava un “âgé” Moscato di Scanzo, chiaramente eravamo in errore, ma quel mix non lo conoscevamo.

Infine il gusto. Questo sì che un punto di non ritorno, un invogliante “buco nero” degustativo che unisce i limiti di poter sorbire essenze di amabili dolcezze fruttate e floreali, speziate e tostate, vellutate sciropposità e amarevole tannino, sapori di vin brulé e di sangria, per un complesso gusto olfattivo difficile sia da teorizzare che da plasmare in parole: un vero punto “rosso” di non ritorno.

Un vino che potremmo anche definire “bootleg”, nel senso che lo stesso produttore lo ha prodotto in violazione delle proprie legge sul copyright, una specie di gusto enologico contrabbandato: in altre parole un vera perla enologica.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)