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giovedì 20 giugno 2013 11:45:00

Vino vecchio ottenuto mediante un processo di allevamento ossidativo che lo si accelera esponendo il vino al sole in grandi damigiane di vetro”. Così riporta il dizionario del vino spagnolo la definizione di rancio.

Sicuramente molti sommelier si ricorderanno dei vini Maury e Banyuls che acquistano il loro tono ossidativo (rancio, appunto) in damigiane tenute all’aperto per il primo, in botti di legno il Banyuls.

Entrambi i vini offriranno al degustatore, oltre lo spunto olfattivo di “rancio”, anche un gusto amabile/dolce con equilibrio in sapidità e in un po’ di tannino, tanto da avvicinarsi un po’ al gusto del Porto Tawny.

Maury e Banyuls sono nel sud della Francia, dai vigneti in lontananza, oltre al mare, si scorgono i Pirenei e già si sente profumo di España.

Ebbene, qui nei Pirenei Orientali lo spirito, l’anima e la cultura Catalana riescono ancora a restare in contatto con l’essenza dell’essere francese.

Questa tradizione ha un’origine lontana e s’è troppo frequentemente abbinata alla produzione del vino rosso, in realtà c’era anche la versione in bianco, che a detta di qualcuno sarebbe antecedente a quella attualmente dominante.

Il Bianco secco con gusto “rancio” viene catalogato come vino secolare, che raccoglie a pieno tutto il saper fare dei vignaioli di una striscia di terra che sembra una via di mezzo tra Spagna e Francia.

La produzione ebbe un senso e un consumo fino a quando la moda dell’aperitivo era spostata sul gusto amaricante, poi il progredire dell’affermazione del sapore pseudo dolce e fruttato del vino e di altre bevande pre pasto, ha via via ridotto la quantità del prodotto fino a farlo scomparire per qualche decennio.

Oggi la volontà di alcuni giovani vignaioli ha portato alla riemersione del Bianco Secco Rancio, ottenuto da uve Grenache Blanc e Macabeu (Viura nella Rioja) per la parte predominante e altre uve locali come aspetto complementare.

Lo stile ricorda l’allevamento del Vin Jaune del Jura e dello Xeres, infatti viene conservato in botti di legno, non nuove, per cinque anni, in modo che possa ossidarsi molto lentamente e in modo ben controllato.

Il vino bianco secco rancio si presenta sul mercato con la denominazione vino da tavola ottenuto con uve sovra mature, non essendoci un riferimento legislativo nella IGP e nella AOP.

Il profilo organolettico di questo bianco secco, stile “rancio”, è espresso visivamente da un brillante colore topazio o ambra, spesso venato di riflessi oro vecchio e talvolta color bronzo.

Al naso è secchissimo, con inondante offerta olfattiva tipicamente “rancio”: curry, canfora, spezie orientali e noce secca, scorza d’arancio amara e paglia secca. Il gusto è secchissimo, caloroso quel tanto per equilibrarsi con una decisa salinità e una dismessa freschezza. Finale amaricante, stile vermuth, quasi di Lillet.

Nella Côte Vermille, dove regnano il Banyuls e il Collioure, già si sta facendo strada, non solo come nuovo stile di aperitivo, ma come accompagnamento alle strepitose acciughe, salsate e non, di Collioure.

Tra le aziende che producono questo vino segnaliamo: Domaine de la Rectoire, Domaine des Chênes, Domaine del Schistes, Domaine Mas-Alart.

Non si sa mai, se qualcuno passasse da quelle parti il prossimo agosto potrebbe tentare un’esperienza degustativa.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)