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giovedì 24 maggio 2018 08:30:00

Quando, nel 1989, Wine Spectator gli dedicò un numero col soprannome di "Rhone Ranger", Randall Grahm non ci pensò due volte ad apparire con mascherina, divisa, cavallo bianco e tre dita di pancia. A differenza del marziale Clayton Moore dell'originale "Lone Ranger", serie televisiva degli anni Cinquanta cui la rivista faceva il verso, Grahm, coi lunghi boccoli e senza nome in copertina, lasciava presupporre che Dee Snider dei Twisted Sister si fosse preso una pausa dall'heavy metal per dedicarsi alle delizie della campagna.

A trent'anni ormai da quella foto, Randall Grahm è rimasto un irripetibile incrocio tra Rob Brezsny e "Doc" di Ritorno al Futuro, con una punta di Ian Anderson dei Jethro Tull; e uno dei più ostinati viticoltori della California. Il suo incontro col vino risale agli anni Settanta: studente di filosofia, lavorava come commesso da Wine Merchant, un'enoteca di Beverly Hills. La casuale degustazione di un Borgogna, un Comte Georges de Vogüé Musigny del 1971, lo convince a dedicare meno tempo a Heidegger e più attenzione al mondo del vino. Si trasferisce tra le montagne di Santa Cruz assieme ai suoi due gatti, Franny e Zooey, e nel 1979 si laurea in botanica. Caldo di passione per la Borgogna, incoraggiato dal clima fresco del posto, pianta ettari di pinot nero che gli lasceranno la bocca amara: "conosci la storia di Borges sul secondo autore che arriva e copia 'Don Chisciotte' parola per parola? - racconta ad Adam Gopnik del New Yorker - bene, il libro, quando è finito, è molto più impegnativo ma molto meno bello". 

Da allora un mantra - mai pinot nero in California - e un nuovo amore - i vitigni della valle del Rodano.  Da sempre legato a Santa Cruz, lontana concettualmente da Napa, Grahm spianta ogni grappolo di pinot per lasciare il posto a Syrah, Grenache, Roussette, e Cinsault. Nel suo orizzonte concettuale, Châteauneuf-du-Pape. Ne nasce Le Cigar Volant, nel 1984, destinato a scomporre l'idea statunitense di vino. Sono gli anni degli azzardi e dei guadagni, gli stessi della crociata contro il tappo di sughero, delle foto in maschera e delle linee di vino più commerciali, come Big House Cardinal Zin, che gli regaleranno tanti soldi quante critiche. Sarà Robert Parker a disarcionarlo, nei primi anni Novanta, criticando (sic!) l'eccessiva inclinazione ad un successo facile, fatto di vini commerciali ed etichette egotiche. Grahm incasserà il colpo, ma nel 2003 risponderà con un articolo dal tono acuminato, dove annunciava la morte dell'ex amico, esploso in un bistrot della Valle del Rodano dopo avere mangiato tutto il mangiabile; il necrologio prendeva in giro le roboanti descrizioni dei tanto amati vini fruttati dell'avvocato. 

Seppur ucciso su carta stampata, la critica di Parker fece effetto su Grahm, tanto da fargli vendere, tra il 2006 e il 2010, le linee più commerciali. In testa, realizzare un vecchio obiettivo, mai messo da parte: dare vita ad un vitigno "made in USA" capace di esprimere il terroir della zona. In compagnia di Claude e Lydia Bourguignon, una esperta coppia di rilevatori francesi, individua cinque distinte zone in una nuova proprietà comprata nel 2009, vicina alla piccola città di San Juan Bautista, nella San Benito Valley. Solo sassi e polvere qui, ma Grahm, che ha ribatezzato i suoi quattrocento acri Popelouchum, lo ha eletto a laboratorio di un nuovo miracolo: ibridare una varietà di vite capace di riflettere il terroir americano del vigneto e di resistere alla tremenda siccità della zona. Dal campanile della chiesa della piccola missione di San Juan Bautista, nel 1958, precipitava Kim Novak, volata giù nel finale di Vertigo. Forse il geniale vignaiolo non ha scelto il posto a caso: se Alfred Hitchcock per il suo film si era ispirato al romanzo La donna che visse due volte, Grahm lavora per regalare una seconda vita al mondo del vino californiano, a rischio di caduta libera nell'imbuto del cambiamento climatico.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)