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sabato 3 novembre 2012 10:30:00

L’eco della vendemmia 2011, nonostante le attenzioni siano ora rivolte sulla 2012, non si è ancora affievolito, forse perché la raccolta di quest’anno non ha l’appeal qualitativo e quantitativo di quella precedente. L’annata 2011 è stata classificata armoniosa, nel senso che l’acidità del vino ha raggiunto una combinazione di equilibrismi strutturali che oscillano decisamente verso una bilanciata maturità.  Non ha quell’acidità intrisa di shock acido/energetico che nei primi anni di bottiglia scuote le papille e tira per la giacca la lunghezza della persistenza aromatica.
Nonostante si possano trovare delle differenze, com’è naturale, a queste latitudini tra parcelle di vigneto, queste si acuiscono se riversate nei vigneti e nelle regioni; anche la media produttiva è stata sorprendentemente alta per queste regioni, si è aggirata a 50hl/ha.
È un’annata da Riesling, tuonarono un po’ tutti i produttori, una di quelle in cui le selezioni più rigorose porteranno il vino a sviluppare un’evoluzione ventennale.
La Mosella (Mosel) è considerata la capofila enologica per la produzione dei vini dolci da Riesling Renano, ma sta mostrando anche dei progressi nell’elaborazione dei vini a gusto secco.
L’azienda che rappresenta una vera sorpresa per la vendemmia 2011 è Reichsgraf von Kesselstatt, il cui Riesling ha un profilo aromatico e gusto-olfattivo di rara e bilanciata espressione di fruttato e delicata mineralità. Schloss Lieser di Thomas Haag sta invece bruciando le tappe e già con il 2010 Riesling Spätlese ha dato un saggio delle potenzialità aziendali. La gamma del Riesling 2011 è in grado di soddisfare ogni palato.
Molto interessanti sono le interpretazioni del Riesling di due giovani vignaioli: Julian Haart con Ohligsberg e di Beate e Reinhard Knebel, questi ultimi ottengono il Riesling dal vigneto Uhlen a Winnengen, conosciuto per i suoi ripidissimi terrazzamenti, per il terreno riccio di ferro, quarzo, calcare e ardesia. I Riesling di Uhlen hanno un’acidità “metallica” e una salinità fuori dalle righe, solo dopo qualche anno di vetro iniziano a equilibrarsi.
Anche il controverso (ma positivo) Van Volxem fa dei Riesling un po’ fuori dalla tradizione dei Pradikat. Si cerca nel Riesling il vegetale, l’affumicato, con una concentrazione di frittato che sfrutti la dicotomia saporifera dell’agrodolce, lasciando che la mineralità gustativa apporti saporosità più che salinità.
I Riesling del Nahe hanno profili gustativi più secchi e minerali ed è facile trovare nel territorio alcune di migliori interpreti di questo varietal.
Hermann Dönnhoff è conosciuto per i suoi Riesling eleganti, in cui la salinità sembra raffinata nella granulosità, con la versione Spätlese Schlossbockelheimer Kupfergrube che sfiora un’eccellenza estrema.
Tim Fröhlich, Schäfer-Fröhlich, è fissato con la fermentazione spontanea, perché a detta di lui il Riesling raggiunge una finezza minerale a un’acidità che produce un effetto freschezza che scivola nel gusto come un rasoio sulla pelle. Il suo Riesling Felseneck ha una purezza assoluta.
C’è anche il Riesling al femminile, quello di Caroline Diel, con il Pittermännchen che così tanto difficile da pronunciare, ma tanto facile da comprendere per l’eccellenza combinazioni delle sue componenti gusto olfattive: dire minerale è un eufemismo, però è un minerale integrato nella frutta esotica e nei fiori gialli, così il gusto è sapido/fresco, anziché aspro/sapido.
Georg Rumpf, della Kruger-Rumpf, è un viticoltore giovanissimo e i suoi Riesling ne riflettono il carattere. Il Münster Qba miscela note erbacee ed espressioni citrine con finale di erbe aromatiche (salvia), gioca la sua qualità nella ricerca della semplicità del Riesling, che deve uscire con una bevibilità rinfrescante, ma con un tocco pseudo dolce. Invece la versione dolce come il Rheinberg Kabinet sorprende, nonostante i suoi 45 g/l di zucchero, nel presentarsi con un gusto dolce che viene rinvigorito da quello che la spina dei sapori dei suoi vini: erbe aromatiche, agrumi e vivace freschezza, cioè non ruvida.
Il Rheinhessen. Pensare al Riesling in questo territorio significa sbattere nella figura di Klaus Peter Keller, un’icona per il Rhein Riesling. L’acidità dei Riesling di Keller ha un grip diverso da quella degli altri, talvolta sembra combinarsi con il flavour dei piccoli frutti rossi, qualche volta addolcirsi nel sapore del mandarino: è un vino che riesce sempre a sorprendere. La sua mineralità odora di pietre bagnate e di petrolio e il finale di bocca ha lunghezza da vendere.
Wagner-Stempel cerca nel Riesling l’effetto gradevole sorprese, sia nella purezza del fruttato che in un’acidità fruttata che si combini perfettamente con la parte odorosa. I suoi 2011 sono sorprendenti.
Poi sembra che sia nata una nuova stella nel Rheinhessen: si tratta di Florian Fauth, che sta uscendo con degli entry-level di impressionante rapporto tra qualità e valore commerciale e con il Grand Cru “Morstein” Alte Reben che sta già diventando un punto di riferimento e confronto nel territorio.
Pfalz. Qui i Riesling hanno una personalità minerale che prevale sul fruttato e sul floreale. I vini hanno una personalità ben scolpita nella fresca acidità e stanno ben distanti da qual rammollimento gusto olfattivo dei sapori diluiti. Anche qui il vento dell’entusiasmo giovanile incombe sul cambiamento, o meglio sull’amalgama del gusto tra terroir e varietal. Karl Schaefer con il Kalmit Riesling può essere preso come esempio. Rebholz è uno dei più intransigenti interpreti del terroir di Pfalz, per cui se vogliamo degustare la classicità conviene fare esperienza con i suoi Riesling.
Nel Franken forse sarebbe meglio fare attenzione ai Sylvaner, però un Riesling di Fürst, in specie il Centgrafenberg, darà sicuramente un apporto di solidità formativa a tutti i degustatori.
Il Rheingau ha il monopolio del Riesling in Germania, però sembrano aleggiare venti sinistri per quanto riguarda la media qualitativa. Molti si sono persi nell’essere famosi e ci sono anche degli stimoli ad adeguarsi all’interno di una facile standardizzazione qualitativa. Qualcuno cerca di scuotere il territorio dal blasone acquisito, come Balthasar-Ress con il Rottland Riesling, un vino carico di frutti tropicali, di note citrine che accentuano l’eleganza della mineralità. Qui è il regno anche del più conosciuto, in Italia, Carl Ehrhardcon i suoi Riesling dal colore brillante, lucidati di verdolino e dal gusto molto appetitoso nel fruttato.
Nel Rheingau è diffusa (dal 2006) la Verband Deutscher Prädikats (VDP) che è usata dagli affiliati di quest’associazione di produttori che ricercano la qualità nei vini secchi ottenuti da uve coltivate nei migliori vigneti di Germania. Per qualificare la qualità sono usati i termini Erste Lage (EL), Erstes Gewächs  (EG) e Grosses Gewächs (GG). Ciò comporta una resa per ettaro controllata a 50 hl, usare varietà di uve designate e seguire gli usi e le costumanze locali nella produzione.
Ottime espressioni di Riesling EG sono quelle di Künstler, soprattutto l’“Hölle” a Hochheim am Main e Toni Jost a Bacharach, i cui Riesling ricercano una complessità fruttata (mela dolce e pesca bianca), nonché il floreale come il caprifoglio, piuttosto che il consueto e sovrastimato minerale da serbatoio di autoarticolato.
La dimensione organolettica dei profili degustativi dei Riesling tedeschi sembra aver iniziato una trasformazione. Non c’è più l’ossessiva ricerca del minerale, che comunque resterà la spina dorsale dell’espressione qualitativa del Riesling, si cerca però di dargli un supporto fruttato e floreale, per arginare uno strapotere che potrebbe compromettere l’equilibrio del bouquet nel lungo periodo e renderlo un po’ monotono in fatto di varietà di offerta olfattiva. Zum Wohl a tutti!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)