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venerdì 22 gennaio 2016 14:30:00

Non c’è dubbio, sono la Rioja e lo Jerez le zone vitivinicole più visibili di Spagna; mentre Jerez si riposa sugli allori (un po’ troppo) di un sistema produttivo di cui è il progenitore, la Rioja, forte di un quasi inatteso boom di vendite, 281 milioni di litri, s’è messa a guardare avanti.

Lo stampo enologico della Rioja, nel segmento della ricerca di una top quality che si spanda nel mondo, s’accosta molto al Bordeaux. Le uve sono essenzialmente spagnole, come tempranillo e garnacha, con aggiunta di mazuelo e graciano e alcune aziende avventurose impiegano anche il cabernet sauvignon.

La Rioja è un appezzamento viticolo alquanto esteso, segmentato in tre zone capaci di offrire una gamma di vini che disperde l’identità della denominazione, tanto da non essere in grado di poter offrire dei punti di riferimento territoriali univoci.

I produttori sembrano adesso intenzionati a rifarsi allo stile territorio di Borgogna (mantenendo lo stile cantina nel Bordeaux), e stanno studiando di modificare il disciplinare per inserire in etichetta il nome dei terroir, del vino d’azienda e/o del villaggio. Ciò includerà anche criteri selettivi basati sull’età dei vigneti, sulla riduzione delle rese per ceppo, diversi gradini di selezione degustativa e altro in via di definizione.

Molti intravedono in questo nuovo iter identificativo una piattaforma di lancio, e non solo qualitativo, per l’intero territorio. Oggi la Rioja è indubbiamente famosa, come essere Spagna vinicola, ma la sua considerazione qualitativa è tra le più sottovalutate. Questo può essere considerato uno dei casi in cui il valore del nome – Rioja – diventa croce e delizia del vino, basti pensare che ci sono anche le versioni bianco e rosato che aggiungono disorientamento al consumatore. La legge odierna non consente di indicare i nomi dei vigneti o dei villaggi sulle etichette e alcuni produttori hanno dovuto adottare stravaganti invenzioni per far presente che certi vini derivavano da vigneti circoscritti. Il futuro non sarà più così? Ce lo auguriamo! Per adesso continueremo a vedere la Rioja per quella che è: una poliedricità qualitativa ad andamento ondeggiante, però quando si centra il tiro è una soddisfazione unica.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)