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Ronco Severo, l’equilibrismo macerativo.

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venerdì 26 gennaio 2018 09:00:00

Ci piace interpretare la parola “ronco” come l’espressione della prima persona singolare del verbo “roncare” (latino "runcare"), che si attualizza nell’odierno idioma italiano con tagliare, potare, estirpare con la ronca. Questa lavorazione manuale si attuava per mettere a coltivazione un pezzo di terra, magari sottratto al bosco, e farne campo o addirittura vigneto. Roncare è un verbo nobilissimo: lo usa Dante nel canto XX dell’inferno; lo usa anche Cesare Pavese ne La luna e i falò. L’Università di Ginevra nello studio su “Toponimi e Vigna”, cita il “ronco” come un podere situato sul monte o su un colle, composto di più campi avvignati, anche disposti come a gradinata, cioè situato su un pendio a terrazze. Insomma tutto un giro di parole per affermare che l’espressione “ronco” equivale a “ronc” e a “roncat”, e trasferito all’odierna sfaccettatura viticola friulana si potrebbe definire come ottimo territorio per la vigna.

Ciò si abbina perfettamente a vini di Ronco Severo, perché ci vuole ottimo terreno avvignato per favorire il perfetto nutrimento delle essenzialità minerali dal sottosuolo di questa parte dei Colli Orientali del Friuli, dove Stefano Novello alleva quelle viti da cui spreme i succhi per far fermentare i suoi vini. Le sue viti producono poco, la chimica è bandita e usa lieviti che abitano le sue vigne.

L’incontro con il Pinot grigio 2015, un Venezia Giulia IGT con alcol 14% vol, ci costringe a rileggere la filosofia di cantina di Stefano Novello, tutta espressione di una naturale semplicità: macerazione su bucce, anche di ventotto giorni, naturalità di temperatura e poco o niente a complemento e a completamento di ciò che dovrà avvenire.

Il suo Pinot Grigio 2015 ha un entusiasmo cromatico che luccica di rame lucente, con riverberi che sembrano sottratti a un tramonto soleggiato d’autunno. Ha i profumi dell’astrazione estrattiva della buccia dell’acino, scorza di arancio, rabarbaro, foglie di tisana, orzo caramellato, confettura di alchechengi, vago sentore di magnolia.

Ha liquidità mediamente sottile, l’alcol si gonfia in morbidezza anziché in calore, il senso tattile si scioglie nell’effetto glicerico, la tempra sapida assorbe la spinta acida e compone un’equilibrata dimensione corporea, la cui portata d’immediatezza palatale s’allunga anche nella finalizzazione retro olfattiva. C’è un temperamento molto elegante in questo vino, e ciò avvalora il saper fare in macerazione di chi il vino non solo l’ha seguito in cantina, ma l’ha anche allevato in vigna, con l’intento di creare due equilibrati equilibrismi: il primo di maturazione tecnologica, il secondo di soffice sottrazione dei succhi dalle bucce. Infine un altro equilibrio, quello in etichetta: il fanciullo, il pivel, in piedi, oscillante sulla traversa superiore dello schienale della sedia, il cui significato va immaginato sorseggiando il suo vino. Salute. 

Ais Staff Writer

 

 

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