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Rosé imprevedibile

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giovedì 28 gennaio 2016 15:00:00

Il mondo rosato dello Champagne è non catalogabile perché può essere ottenuto in varie versioni, si va dal rosato di assemblaggio a quello di macerazione, da quello da salasso a quello da pressoir, e all’interno di quelle singolarità tante sono le micro sfaccettature. È un paradigma rovesciato e rovesciabile perché nel confronto ci si accorge che le impossibilità s’allargano e si impongono.

Qualche esempio.

Fabrice Pouillon fa uno Champagne brut rosé 1er cru con solo pinot nero, lascia macerare gli acini per diversi giorni evitando la fermentazione, poi prima del tirage fa maturare il vino in legno (4 mesi). Ne esce un rosato sostenuto nel colore, deciso nel frutto speziato (dolce), tono sciroppato, vibrante in freschezza, marca il noir da pinot, come sostanza rosata della Loira.

Leclaire-Thiéfaine chiama il suo rosato d’assemblage Doucer de Guillemette e miscela al bianco da chardonnay (88%) il pinot noir grand cru d’Ay per il 12%. Fa colore rosa chiaro, tutto un fiore, gelsomino e violetta, dolce pompelmo e un che di melograno. Gusto sottile, puntiglioso nel frizzare, goloso nella beva.

Pierre Peters è specialista di chardonnay, per cui ci incuriosisce il suo Champagne Rosé for Albane. Curiosa è anche la cuvée, allo chardonnay è stato aggiunto, per colorare prima del tirage, del rosato da salasso di pinot nero. Petalo di fiore di pesco al colore. Sfrondate e svolazzanti nuances floreali e fruttate, tanta fragranza, gusto che trova tutta la fresca agrumosità dello chardonnay (pompelmo rosa e pesca nettarina), finale sapido, delicatissimo.

Huguenot-Tassin fa invece uno Champagne con 95% di pinot nero e 5% di chardonnay, tutti da macerazione, il nome: Les Fioles Rosées. Ha petalo di rosa-rosa nella tinta. Mandarino, guava e susina segnano il tratto odoroso, bella la fragranza lievitante. C’è energia al palato, con succosità acidula e sapida, il finale ha aroma di alchechengi.

Lancelot-Pienne fa Champagne rosé in versione Valle della Marne. Prende del meunier (70%), ci aggiunge 15% di chardonnay e 15% di noir, per colorare usa un noir di Bouzy.  Brilla di rosa chiaro l’abito.  Molto fresco il succo del suo fruttato, come spremuto, fa capolino una sapidità e chiude con velo di cremosità al pâté di frutta.

Cuvée Rosélie di Roger Coulon e un saignée da 80% pinot meunier e 20 di noir.  Rosa pastello provenzale, erbe aromatiche all’olfatto, fragola e melone giallo, un po’ di jus di cocomero a rinverdire, e un che di aneto. Tocco gustativo intriso di fresco lampone, c’è energia frizzante e croccantezza nella voluminosità fruttata. Nel finale strappa un applauso sapido.

Jacques Chaput fa assemblaggio, molto pinot nero ,90%, giusto un quid di chardonnay (10%), il colore rosso (pinot nero) sembra una complementarietà cromatica: è il 7%. Rosa chiaro che più chiaro diventa indescrivibile. Mandarino, melone, pesca noce fanno gioire olfatto e gusto, c’è quel tutto giovanile del gusto che se lo si “ghiaccia” scivola via, al palato, con una facilità da bibita analcolica, e questo è un pericolo.

Sette Champagne non consueti nel mercato italiano, tutti con una personalità propria e non avvicinabile l’una all’altra, e questo è il bello del rosato Champagne: l’imprevedibilità!

AIS Staff Writer

 

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