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Rosso ghiacciato? Perché no!

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venerdì 5 agosto 2016 09:30:00

“Quest’estate, comunque, è bene avvicinarsi a un bicchiere di vino rosso ben freddo. Sì, del vino rosso”. È stata Vogue ad annunciare questa alternativa al rosato e al vino bianco, considerati l’eccellenza della beva ghiacciata.

In Italia ci sono moltissimi vini in grado di migliorarsi nella gradevolezza se serviti freschi in estate, e non parliamo di quei vini che già le aziende li hanno cesellati per quello scopo, ma di tanti altri.

Premesso che non tutti i vini apprezzano una bassa temperatura di servizio, intendendo con ciò 11-12 °C, altri invece anche in un’ambientazione canicolare si offrono con sfaccettature intrinseche più piacevoli rispetto alla norma di servizio.

Il mattatore a queste temperature (a dire il vero anche più basse) è il Lambrusco in tutte le tipologie, e a questo ci agganciamo anche quel frizzante straordinario che va dal Fortana al Croatina, dal Freisa al Bonarda, per chiudere con il Gragnano della Penisola Sorrentina. Il rosso frizzante ghiacciato è cosa scontata, direte voi, e avete ragione, e allora passiamo al rosso fermo.

Tra i vitigni nobili il più medagliato per il servizio a freddo è il pinot nero, quando sprigiona tutta la fragranza del floreale e del fruttato e lo sorseggi con il gazpacho andaluso. Strepitoso è anche il grignolino, che ben “ghiacciato” è stato abbinato alle ostriche, risultando una combinazione gustosissima. E che dire del Chianti sottozone Colli Fiorentini, Montespertoli e Colline Pisane, i primi due goduriosi con la panzanella e l’ultimo sempre in tiro con un cacciucco alla livornese.

Insomma il freddo non danneggia il vino rosso fermo, basta che non abbia nel suo forziere del tannino con partenza cromatica scurissima e densità in consistenza.

Tutti quei rossi che non raggiungono certe intensità di tinta, che non s’appiccicano alle pareti del bevante, che offrono profumi d’una immediatezza fruttata, supportata da floreale e leggere sfumature erbacee, diventano più succosi nel loro fruttato d’uva rossa se la temperatura estiva è azzeccata sul basso. Ce ne vengono in mente altri, perché testati, come il Lacrima di Morro d’Alba da miscelare con il brodetto di pesce all’anconitana, oppure un Marzemino con una tartare di tonno. Se sfogliamo l’album dei ricordi troviamo tracce di servizio del vino rosso “freddo” anche con prodotti blasonatissimi e strutturati. In tempi non sospetti, quasi 15 anni fa, Giorgio Pinchiorri ci servì in inverno degli Château (Lafite Rothschild e Margaux) a temperatura di giardino; mentre uno che il vino lo ha creato davvero, l’immenso Giacomo, non disdegnava un sorso di Sassicaia a temperatura frigo. Fresco sì, ma con giudizio!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

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