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giovedì 17 luglio 2014 11:45:00

SCEA Vignobles du Hayot, a Barsac, Gironde, France. Un biglietto da visita come questo rappresenta quanto di più indistinto si possa trovare nel mondo del vino, quindi la domanda è drammaticamente obbligatoria: chi è costui?

Risposta: è un meglio!

Perdonateci l’espressione italiana anche poco ortodossa e concentriamoci sull’essenza, che sintetizziamo nella parola meglio.

Meglio di chi? Ma meglio degli altri, bien sûr!

Ed è questo “bien sûr” che ci catapulta a 40 km a sud di Bordeaux, in un lenzuolo di terra in cui la casualità dell’andamento climatico durante la maturazione delle uve in vigna produsse un quasi miracolo sugli acini delle uve Semillon, Sauvignon e Muscadelle.

Dicono che tutto dipenda da un piccolo fiume, il Ciron, che nasce nelle Lande, il quale gettandosi con le sue acque fresche nella Gironda, che ha acque più calde, favorisce un’umidità particolarmente adatta alla produzione della Botrytis Cinerea, che diventa “muffa nobile” (pourriture nobles) per una concatenazione di circostanze molto fortuite.

Non c’è però garanzia che tutti gli anni sia così, e che tutti gli anni sia allo stesso modo, soprattutto se questa muffa si sviluppa quando l’acino non garantisce, per gli zuccheri nella polpa, il 7% di alcool. I problemi diventano tragici.

Poi c’è anche il caso/rischio che non si sviluppi affatto.

Così non avvenne nei vigneti del comune di Fargues nel 1990, da cui furono raccolte le uve che hanno prodotto il Château Romer du Hayot – Sauternes Aoc.

La bottiglia che ci siamo trovati davanti è da 375 ml ed è della vendemmia 1990 , come scritto due righe sopra.

Ribadiamo 1990 perché sono trascorsi 24 anni.  Oro luccicante nel colore, niente rossiccio di marginalizzante ossidazione. Profumo miracoloso, straordinario per espressione educata dei profumi, escono ordinatamente in fila, uno dietro l’altro, senza accalcarsi, senza prevaricare: ordinatissimi. Delicatissimo zafferano, gelatina di albicocca, buccia di arancia dolce candita, pan degli angeli, torta camilla e miele millefiori, giusto per dare un’idea. Profumi nitidi, puri, integri e solidi.

Gusto stregante. Non c’è dolce che tenga e non tenga, acidità che non insaporisca e sapidità che non crei equilibrio. C’è una fusione di emozioni gusto olfattive che ognuno è capace di raccontarle in mille modi diversi per confluire in un finale unico: quando il dolce si fa incantato.

Questo è Château Romer du Hayot – Sauternes 1990, un vino che dà, in questo momento, l’idea d’immortalità.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)