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giovedì 11 agosto 2016 08:30:00

Abbiamo più volte trattato il tema resveratrolo per via della sua presenza nelle bucce delle uve (tutte), ne abbiamo decantate le virtù perché antiossidante, riduce il colesterolo LDL, ha effetto anti invecchiamento, aiuta a prevenire la malattie del cuore e anche il cancro, così riporta “Google Scholar”.

Sia chiaro però che bevendo il vino, soprattutto il rosso perché sfrutta il contributo delle bucce, non si ha quell’apporto di resveratrolo così benefico, perché la quantità che si dovrebbe assumere di vino diventerebbe letale per l’uomo. Però la sostanza resta: il resveratrolo fa bene.

E fa così bene che il team della ricercatrice Rosanna Vacca dell’Ibbe-Cnr di Bari (fonte: scienze.rai.it) ha scoperto che è in grado di ripristinare il processo di neurogenesi riattivando le funzioni mitocondriali in un modello cellulare di trisomia 21. Una speranza dalla nutraceutica per il miglioramento del deficit cognitivo che caratterizza la patologia della sindrome di Down. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Biochimica et Biophysica Acta-Molecular Basis of Disease”, e a questa ricerca hanno dato il loro contributo anche l’Università di Bari, Iit di Genova e l’Inserm di Parigi.

La ricerca ha dimostrato che impiegando del resveratrolo è possibile stimolare la formazione di nuovi neuroni e riattivare funzioni in grado di combattere la sindrome. È una notizia straordinaria che apre il campo a studi clinici in cui il resveratrolo (anche quello estratto dal vino) potrà essere testato sulle persone con la sindrome di Down. Non ci addentreremo in altre specificità scientifico-mediche perché non sono così affini alla sommellerie, però un brindisi al resveratrolo non ce lo faremo mancare.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)