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giovedì 12 aprile 2012 18:15:00

di Ivano Antonini

 «Che cos’è un grande vino?» O meglio: «Che cos’è un grande vino di Langa?». La risposta potrebbe essere semplice, se si prendessero in considerazione solo gli elementi che troviamo in natura. Diremmo che basta possedere una grande vigna, ornarla con bei filari a uve Nebbiolo e sperare che ogni anno Iddio ci protegga dalla potatura alla vendemmia, per portare in cantina grappoli bellissimi e trattarli nella maniera più naturale possibile, con mani esperte e capaci. Ma il grande vino di Langa è fatto, anche e prima di tutto, da persone. I calici che accolgono i preziosi nettari di questo territorio magico traducono il carattere di chi li produce. Così ritroviamo il rigore e l’austerità di Giacomo Conterno, o di suo nipote Roberto oggi, la grazia e il garbo di Aldo Conterno, l’imponenza e il prestigio di Giuseppe Mascarello e in particolare quelli dell’ultimo discendente Mauro, passando per il carattere più riservato e schivo di Bruno Giacosa o per quello più frivolo e un po’ sfacciato di Beppe Rinaldi. Si potrebbe continuare all’infinito, con una lista sconfinata, visti i numerosi interpreti a cavallo tra passato, presente e futuro. E poi, c’è uno stile capace di esprimere grande raffinatezza e una straordinaria signorilità. Quello di Angelo Gaja. Colui che ha esportato nel mondo il significato prezioso dell’importanza di una famiglia al servizio del vino.
Anche se c’è sempre qualcosa di misterioso e indecifrabile dietro a questo stile, forse legato alle rare uscite pubbliche del suo principale artefice, oppure celato dietro l’enorme portone in ferro all’ingresso della cantina, che solo pochi eletti hanno la fortuna di varcare. La gioia, l’emozione che si leggono sui volti di ogni estimatore, quando si apre davanti a sé quella porta del paradiso terrestre, sono paragonabili a quelle di Giovanni, papà di Angelo, quando veniva mandato, poco più che ventenne, a vendemmiare da altri produttori in quel di Serralunga, più precisamente nella vigna di Marenca-Rivette. Felicità impagabile, perché gli permetteva di guadagnarsi qualche soldo, dato che il suo prezioso lavoro messo al servizio della famiglia a Barbaresco era del tutto gratuito.
Per anni, Monsù Giovanni ha cullato il sogno di potersi comprare quella vigna, tanto bella per la sua esposizione, quanto ricca del fascino di innumerevoli ricordi. Fino al 1988, quando Angelo si impossessò delle chiavi di quel sogno e poté finalmente acquistare la vigna tanto desiderata.
Per tradizione di famiglia la scelta dei nomi non coincide mai con quella del cru originario. Ecco quindi che, fin dal primo millesimo, Marenca-Rivette divenne Sperss, prima Barolo, oggi Langhe Nebbiolo. Così, accanto a Tildìn, Darmagi e a tutti gli altri, ci fu posto anche per Sperss, termine dialettale che indica la “nostalgia”, quella che papà Giovanni ha nutrito per una vita intera, pensando a quella vigna.
Il palcoscenico di Vinitaly 2012 è stato teatro di una prestigiosa verticale di sei annate di questo vino, con duecento persone accorse da tutto il mondo per assistere a questo inusitato evento in campo enologico, magistralmente organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier, capitanata dal suo presidente Antonello Maietta, con la presenza di Angelo Gaja in persona e con il sottoscritto chiamato per guidare l’assaggio. Un evento che non potrò dimenticare per il resto dei miei giorni, in quanto, oltre all’evidente prestigio di cui si ammantava tale degustazione, essa acquistava maggior enfasi di pari passo con l’incalzare del countdown al fatidico giorno – che non poteva trovare migliore coronamento per me – distanziato di sole 15 ore dalla nascita di mio figlio Niccolò. Prestigio, commozione ed emozione, il tutto concentrato in due ore e nel racconto di sei splendidi vini.

 

 

Barolo Sperss Gaja 1989
Annata di stampo classico, grande nelle dimensioni e autoritaria nell’approccio, che purtroppo non ha beneficiato di tappeti rossi degni del suo prestigio, riposti in attesa di essere srotolati solo in vista della successiva. Ma per i partigiani della grande ideologia di Domizio Cavazza, la 1989 si erge tra quelle più considerevoli. In particolare, sulla vigna di Marenca-Rivette il sole splendette come non mai e permise alle uve di raggiungere la maturazione in maniera perfetta e omogenea. Cosa abbastanza singolare per il comune di Serralunga, se pensiamo che a poche centinaia di metri più in là una grandinata flagellò il prestigioso Vigneto Francia, non permettendo l’uscita del Monfortino in quell’anno. I rimandi del colore e dei suoi profumi ci portano lontano, nel bel mezzo di un bazar dell’Estremo Oriente, dove il carattere speziato, ora dolce, ora piccante, si mescola con la brezza salina che solleva in maniera quasi polverosa la grande indole terrosa del nebbiolo di Serralunga. Un olfatto che trova appagamento nel frutto, deciso ed elegante. Al palato si mostra con un dinamismo senza pari, agile, con una veste più giovanile di quella sfoggiata al naso. La trama tannica trasmette vigore ed energia, tesa a trascinare con sé il carattere sapido del terroir di origine e rievocare, nuovamente, quei profumi che si alzano da terra tra le bancarelle del bazar.

 

Langhe Nebbiolo Sperss Gaja 1999
Inutile ritornare sulle discussioni nate in seguito alla decisione di Angelo Gaja di “modificare” la denominazione di appartenenza dei suoi storici cru, a partire dall’annata 1996. Le maldicenze o le polemiche le lasciamo ad altri, noi preferiamo usare la lingua per degustare, mentre le mani scorrono sulla tastiera del computer solo per descrivere le sensazioni e le emozioni che riceviamo in dono da questi vini. Un salto di ben dieci anni lo separa dal vino precedente, ma la ricchezza, la raffinatezza, l’eleganza offerta da questo Sperss è quella di sempre, ogni qualvolta ci si trova di fronte ad un’annata “più piemontese”. Le pennellate che campiscono la tela di questo quadro trascinano tinte fitte e cariche, assumono colori sgargianti, graduabili dal verde all’azzurro, simbolo della grande freschezza. Il profilo è ritto, verticale, appuntito come enormi cime di montagne alpine, spolverate di neve. Ai piedi si disegna una splendida atmosfera che sa di balsamico, portato da alcune folate di vento, misto a note di ginepro e resina di pino. Proseguendo nel cammino, il respiro si fa più intenso ed emozionale, la nota terrosa è bagnata, accompagnata da muschio e funghi freschi.

Il palato è un’autentica esplosione viscerale. Prima la carezza passionale della dotazione pseudo-calorica, poi è la volta della rigidità e dell’intraprendenza del tannino, per finire con l’efficacia della vivace acidità. Ognuno è così coinvolto nella medesima causa tanto da sembrare che ciascun elemento non possa fare a meno della compagnia del suo più stretto compagno di viaggio.

 

Langhe Nebbiolo Sperss Gaja 2001
Millesimo di eccellenza il 2001. I vini nati sotto questo segno hanno carattere, razza, sono testardi, ma contemporaneamente sanno essere eleganti, aggraziati, leggiadri ed estremamente piacevoli. Lo dovete però attendere con calma, serenità, e solo dopo qualche minuto saprà ricompensare la vostra pazienza. Appena accolto nei calici, questo vino ha uno sguardo contratto, irrigidito e intorpidito. Ci vuole un po’ prima che riesca a stropicciarsi gli occhi, sgranchirsi le gambe e prendere contatto con la realtà. Ancora qualche secondo, giusto il tempo di scegliere il suo abito migliore ed ecco che si presenterà a voi in una forma strepitosa. Anzi maestosa. Si instaurerà tra voi un legame indissolubile, e quando le vostre strade si dovranno dividere, porterete nel cuore il ricordo di questa relazione per tutta la vita. Il percorso ha i tratti profondi, passionali, tanto potenti, quanto terribilmente armoniosi. Il frutto maturo, caldo e polposo, gioca a nascondino con una suadente nota di viola appassita, prima di entrare in un vortice di sensazioni evolutive ma fragranti, che vanno dal tabacco dolce alla nota di cuoio. A rendere avvincente e adescatore questo naso è quella ventata rinfrescante di balsamico molto intrigante. Al palato vorremmo che la trama tannica mordente ed energica lasciasse subito spazio nuovamente all’articolazione post gustativa, con lo scopo di tornare presto a vivere le emozioni sensoriali avute al naso. E sperare poi che nella bottiglia... ne rimanga ancora un po’.

 

Langhe Nebbiolo Sperss Gaja 2003
Più volte abbiamo constatato come nelle annate più difficili possa emergere il valore di un grande produttore. E in annate problematiche il valore di un grande terroir esce allo scoperto. È stata una sfida quella di Angelo Gaja proporre a Verona il vino concepito nel millesimo più caldo che la nostra mente ricordi, e la sfida è stata vinta alla grande: l’unica sfortuna è stata quella di venire subito dopo i due migliori pesi massimi della degustazione. Troppo ovvio non poter reggere il passo della velocità di crociera da quinta marcia inserita dalla 1999 e dalla 2001. Ciò nonostante, siamo davanti a un millesimo che porta in grembo tutta la signorilità e la classe degna di portare sulle spalle il nome Gaja. Proprio in annate come questa Guido Rivella, l’enologo di una vita di Angelo Gaja, tira fuori tutta la sua competenza e la sua professionalità per dare quel plus al vino ed esaltare il carattere di un grande Serralunga. Il frutto sprigiona calore, energia e sole da tutti i pori. Se con l’immaginazione ci trovassimo in pieno Grand Canyon, avvertiremmo il reale significato della possibile liason tra calore e fascino. Già, proprio quel carattere seduttivo che è capace di emanare attraverso un profilo per certi versi grossolano nella nitidezza della lettura, ma sempre preciso e limpido. Capace di far affiorare quella matrice minerale e la nota balsamica, meno generosa di altre annate, ma altrettanto evidente. Con il passare dei secondi, ecco fare capolino una “virgola” vegetale, come messa lì apposta, quasi disegnata, ma senza eccessi. Il palato percorre gli stessi binari con equilibrio ed eleganza. L’enorme ondata data dall’alcol è subito rinfrescata dal nerbo acido che possiede questo vino. Prorompente e deciso, dona bevibilità all’insieme. Questo è Serralunga. Questo è Sperss. Questo è Gaja.

 

Langhe Nebbiolo Sperss Gaja 2005
Annata ambigua e spesso dibattuta la 2005 di Langa. Un millesimo che secondo molti estimatori non ha avuto i giusti apprezzamenti e le meritate distese di inchiostro da parte della critica. Vuoi perché, in primo luogo, qualcuno da lassù ha voluto porlo tra due vendemmie che in futuro avranno maggior peso nella scala delle preferenze degli aficionados del Nebbiolo e che rispondono al nome di 2004 e 2006, e perché, ancora oggi, non rivela caratteri ben definiti per determinare i canoni relativi all’annata. Pure lo Sperss rientra in questa riflessione. Ha lo sguardo enigmatico della Gioconda inserito in una tela di grande classe. Magari non possiede la precisione e la cura nel dettaglio della 2004, neppure la prestanza e l’austerità della 2006, ma oggi gode di una stoffa degna di rilievo e l’ambizione di ritagliarsi uno spazio tutto suo. Ha un’indole giovanile, irriverente nei modi, con quella sua apparenza di adolescente tutto “ciccia e brufoli”, bisognoso solo di tempo in bottiglia necessario per smussare quegli spigoli esuberanti e trovare maggiore armonia. Il frutto è di una freschezza ineccepibile, con la solarità di un’annata dal timbro caldo e dinamico nella stratificazione aromatica, dal ritmo flemmatico sulle prime, salvo poi farsi più repentino con il passare dei minuti, passando dal floreale fresco e vitale fino alla pungenza della speziatura che dà maggiore completezza all’insieme. Quel suo modo di apparire fermo e severo al primo sorso, dominato da una trama tannica decisa e mordente, lascia poi la scena al calore e alla morbidezza, che conferma l’impressione del bisogno di crescere e acquistare la compostezza di un adulto. Anche grazie al sostegno dell’acidità che si dilunga in una sapidità senza confini.

 

Langhe Nebbiolo Sperss Gaja 2007
A distanza di un anno dalla sua uscita ufficiale dalla mitica cantina, al civico 18 di Via Torino a Barbaresco, e pronto per raggiungere quelle dei suoi estimatori posti ai quattro angoli del mondo, questo Sperss ha guadagnato in prestanza e acquisito maggiore definizione. Anche se il frutto ha una calorosità imprigionata e compressa, paragonabile a un tizzone ardente nel fuoco del camino di casa, mostra tuttavia maggiore compiutezza nel carattere floreale e speziato. Per certi versi assomiglia al tessuto aromatico che aveva la 2000, degustato nel medesimo periodo e con gli stessi mesi di vita alle spalle. La profonda differenza che la identifica e rende più incisiva questa annata è da ricercare nella sua verve minerale e balsamica. Se potessimo puntare un bel bigliettone violaceo circa le enormi possibilità in profezia del futuro radioso di questo millesimo, lo faremmo subito. Senza titubanze. La stoffa è di quelle nobili. La verticalità energica del frutto è commutabile con una versione più polposa, succosa e gradevolmente gustosa, dove le note di frutta rossa hanno un grado di estrema maturità e sono dolci nel linguaggio. Anche il palato scorre sui medesimi termini. Dotato di una chiave di lettura semplice e leggibile da un pubblico più vasto, possiede pure quella vitalità nel tannino e nella freschezza acido-sapida che dona determinazione e vigoria, esaltando appieno la territorialità del grande terroir di Serralunga.

 

Siamo arrivati a scrivere, a malincuore, la parola fine a questa “another love story in Verona”. Prima di far scorrere definitivamente i titoli di coda, dobbiamo ancora trovare una risposta alla domanda lasciata in sospeso all’inizio: «Che cos’è un grande vino di Langa?». Vorrei rispondere attraverso un ragionamento. Una delle sue più belle espressioni del Vinitaly è racchiusa nella citazione «the world we love», ovvero «il mondo che amiamo». In effetti, quello che adoriamo nel vino è la sua capacità di farci sognare, viaggiare con la fantasia, ma soprattutto emozionare e possibilmente anche commuovere. E quando troviamo tutto questo racchiuso in una bottiglia, ecco, abbiamo trovato finalmente il grande vino. Ancora meglio quando è un vino che significa “nostalgia” e porta la firma raffinata e signorile a caratteri bianchi sullo sfondo nero. Quella indiscutibile e incontestabile di Angelo Gaja.

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)