Statistiche

  • Interventi (1654)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 19 gennaio 2016 16:00:00

Non è la prima volta che trattiamo le pulsanti tendenze verso il gusto sugar-free dello Champagne che ha trovato regola nel 1996. Le versioni non dosate sono in aumento, il tutto volto a qualcosa da raccontare organoletticamente, per cercare davvero un cartolina che dia la parvenza di un terroir meno miscelato nei differenti vigneti dei villaggi.

Lo Champagne Starck di Louis Roederer s’è avventurato nella ricerca di nuovi sentieri gusto-olfattivi, vista l’interpretazione mono vendemmia (2006) del suo brut nature, confortata anche dall’informazione che le uve provengono da vigneti di proprietà, anche se prende a prestito un’identità geografica in auge nel 1500, “Vignobles de Rivière”.

La cuvée è composta da 2/3 di pinot nero e 1/3 di chardonnay, il tirage è partito nel giugno del 2007 e l’autolisi si è conclusa nel dicembre del 2014.

Come da tradizione Roederer la spuma è molto compatta quel poco che resiste (ed è bene che resista poco), le bollicine sono finissime, difficili da mettere a fuoco, il treno sferico stringe i suoi vagoncini e rende il perlage un filo ininterrotto. Il profumo ha della fragranza, non da lieviti, ma di fresco risveglio primaverile: fiori di campo, biancospino, rosa canina e fiore della vite. Ha il tono del twist di una buccia di lime, di pesca e mela renetta. L’autolisi ancora non ha fatto uscire il suo candito, lo speziato e l’effetto pâtisserie, però siam certi che lo farà, magari tra un anno. La secchezza è il leitmotiv della sua espressione organolettica, con una pungenza impressionante nell’essere massaggiante (idea del vecchio tisane de Champagne); non c’è rinforzo nell’energia dell’acidità e danza nel palato un volume gassoso capace di disegnare gestualità eleganti e leggiadre. Starck di Roederer mette i piedi sulle orme del Cristal, sulla parte aulente di frutti/fiori/fragranza dai toni smarcatisi dal fluire della controllata ratio ossidativa. La sua resistenza al tempo avrà trama d’evoluzione fresco, maturo, confettura, secco, come non fosse lavorato in legno. Starck Philippe è architetto famoso, questa volta abbiamo rovesciato la normalità: è Roderer che qui fa lo Starck e non viceversa. 91/100 per una queue de paon nella PAI non del tutto aperta.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)