Statistiche

  • Interventi (1486)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 12 luglio 2018 08:30:00

Quando Margaret Atwood scrisse Il racconto dell'ancella, nel 1985, forse non si aspettava di ritrovarselo, trent'anni dopo, in forma di serie televisiva su Hulu. Di certo non pensava che qualche genio del marketing potesse sfruttare il successo di una delle più crude serie del momento, vincitrice di otto Emmy e due Golden Globe, per pubblicizzare del vino nella maniera più balorda possibile.

The Handmaid's Tale, questo il titolo originale del romanzo, immagina una società statunitense in piena crisi di fertilità, dove le donne sono ridotte a schiave o costrette a continue gravidanze da uno stupro sistematico. 

Alla fine del ventesimo secolo, infatti, le potenze mondiali, stremate da una guerra a colpi di radiazioni e bombe chimiche, hanno raggiunto un accordo di non intromissione nelle rispettive politiche, favorendo l'instaurazione di regimi totalitari. Gli Stati Uniti, con un golpe, sono diventati la Repubblica di Galaad, una teocrazia ispirata ai principi biblici dell'Antico Testamento. 

Nella nuova Repubblica di Galaad il potere è in mano ad un ristretto gruppo di uomini, mentre la maggior parte delle donne vive priva di ogni diritto. Quelle fertili, assegnate a uomini della casta dominante, vengono vestite di rosso, avviate al ruolo di incubatrici e spersonalizzate: al posto del loro nome, un complemento di specificazione col nome del proprietario a cui sono state cedute (DiFred, DiMike...). Sono le ancelle.

Le donne sterili o fuori età massima vengono riclassificate come nondonne, e uccise. Oltre ad ancelle e nondonne, un lungo campionario di ruoli (le marte, le zie, le economogli, le mogli e le prostitute) completa un orrendo quadro di schiavismo, abuso e dominio. 

Una trama ideale per tirar fuori una linea di vino; così almeno pensavano gli intelligentoni dell'ufficio marketing della MGM, sussidiaria della Metro-Goldwyn-Mayer e produttrice della serie ispirata al romanzo. In collaborazione con il distributore di vini Lot18, i profili delle ancelle Ofglen e Offred (DiGlen e DiFred), assieme alla moglie Serena Joy, erano già pronte a fare la loro comparsa tra gli scaffali.Incollate alle etichette, avrebbero dovuto consegnare la propria immagine ad aperitivi e serate spensierate.

Un pinot nero Pays d'OC IGP per Offred, "così accattivante che sembra quasi vietato assaggiare" e un Cabernet Sauvignon della Rogue Valley per Ofglen, carico di quel "piacere e divertimento" vietato nella nuova repubblica. Il rosso, a quelle vicende, in fondo si abbina bene: dalle divise al sangue del parto, alle violenze assortite. A seguire, un Bordeaux Blanc AOC, per la moglie Serena Joy, verdolino come la divisa assegnata, e bianco, lindo come la categoria a cui appartiene, esente da certe violenze. 

Se non erano quelli i messaggi da trasmettere, di certo sono stati gli unici ad essere colti. La brillante trovata, infatti, si è tirata addosso su Twitter la - giusta - indignazione di centinaia di donne, pronte a sommergere l'iniziativa con una mitragliata di cinguettii dal tono tutt'altro che conciliante. Sfruttate, pur nella finzione, nelle maniere più bieche, alle immaginarie protagoniste mancava solo di essere vendute in forma di etichetta su una bottiglia. 

Forse i creatori giustificheranno l'iniziativa come un trito omaggio al coraggio e alla tenacia delle donne, ma le pose scelte per rappresentarle, mani giunte e volti privi di tratti riconoscibili, sembrano dire tutt'altro. Dopo un rapido conciliabolo, la società ha messo da parte l'idea. Più che l'etichetta, stavolta ha vinto l'etica. Per fortuna.

Gherardo Fabretti 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)