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giovedì 20 febbraio 2014 16:00:00

Ogni tanto qualcuno parla e qualcun altro scrive di un vino di nome Barbacarlo. Barbacarlo non è un’uva, è una vigna che rappresenta un microcosmo di intuitività enologica, di saggezza masticata a pane e salame (come ha ben scritto Alessandro Franceschini a gennaio del 2009), si potrebbe dire che è più di una vigna, forse è l’unica vigna che ha imparato a scrivere, suonare e perché no anche a cantare. Forse è un teatro di provincia, con i decori settecenteschi e i velluti rossi che affondano nei fendenti vermiglianti sia il palcoscenico sia le comode poltroncine.

I grappoli di Croatina, Uva rara e Uvetta si prestarono alla vinificazione fin dal 1886, forse non è proprio così, ma ci piace immensamente pensarlo, nel pieno riguardoso rispetto di quel micidiale pozzo di puri sentimenti viticulturali (con la “u”) che tutti conoscono in Lino Maga.

Lino e il suo Barbacarlo si fondono  magicamente nell’icona del vino silente, un liquido puro, scarno e frizzante che lascia ben volentieri agli altri i clamori e i palcoscenici delle civettuole rappresentazioni mediatiche.

Un vino che ha dialogato con le intelligenti alchimie filosofiche di Luigi Veronelli e con i neologismi calcistici di Gianni Brera.

Di Lino Maga dicono che abbia fermato i pensieri del tempo che scorre tra la nebbia e il Po, che il suo sguardo sfugge dalle velocizzanti frenesie dell’A21 e si posa sulle prode di certe vigne ormai trisnonne.

Il Barbacarlo è un vino spumante rosso naturale e ciò che è natura e naturale non è mai uguale, su questo chi obietta è fasullamente intenditore di vino, Il Barbacarlo è sempre diverso, non solo da un’annata all’altra, ma anche da una bottiglia all’altra; c’è anche ci dice da un sorso all’altro, ma qui forse c’entra qualcos’altro, però gli crediamo fino in fondo.

Sembra di sentirlo ancora inalberarsi contro gli inutili burocrati il barbacarliano Veronelli al cospetto di un Barbacarlo con residuo zuccherino scartato dalla commissione doc, in quegli anni in cui a Lino Maga gli usurparono l’identità enologica.

È questo il vino vero? Forse che sì! Perché quel punto interrogativo è il senso e l’essenza di un effetto frizzante sinuoso e distorto, d’una acidità ritmata nelle ghiottonerie fruttate, è il vino del… come è possibile, non solo quando è giovane, ancor di più quando non lo dovrebbe essere più: come se in quelle liquidità succosamente alcoliche vi si fosse diluito dell’elisir di lunga vita. E che Barbacarlo sia!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)