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martedì 23 agosto 2016 09:00:00

Il trousseau è un vitigno raro e capriccioso che si è ben adattato al clima semi-continentale del territorio del Jura, preferendo però i terreni caldi composti da argilla e calcare. Già citato nel 1732 con il nome di troussot, ha vivacchiato in zona fino al giorno d’oggi, non riuscendo mai a espandersi oltre i 100 ettari; gradisce fondersi e confondersi con il poulsard, perché gli dà finezza, rispondendo al medesimo apportando longevità. Esistono tre tipi di trousseau. Quello spargolo, che dicono sia di qualità superiore, invece quello detto “a piccoli acini” ha un grappolo molto compatto ed è molto, molto produttivo, fino a 100 ettolitri. Infine ne esiste una versione intermedia con media produttività.

Il fatto di averlo trovato in purezza ha attirato la nostra curiosità, e ancor di più che la gradazione alcolica fosse di 10 gradi, poi che il vignaiolo fosse Jean-François Ganevat ha fatto il resto.

Il vino è etichettato Côtes de Jura Trousseau Sous la Roche, Plein Sud, l’anno il 2014, il terreno è marnoso (marne grigie) con frammenti rocciosi proveniente dal macigno di Chalandigna. Tutto il percorso del vino è biologico, i lieviti sono indigeni, è aborrito tutto ciò che filtra e chiarifica. Infatti, il suo colore rosso è in perfetto stile artigianalmente bio non luccicante, con un rubino che non fiammeggia e una trasparenza che “nebuleggia”. Ha un senso del fruttato molto particolare, ben espresso in una spinta lampone e fragola di bosco a piena maturità, in una linea di purezza e naturalità fruttata che richiama il selvatico del sottobosco e del fiore del garofano. C’è anche un finissimo effetto olfattivo di ciliegie in cottura sfumate di spezie. Prima di sorseggiarlo ci ricordiamo che Pierre Galet, l’ampelografo, cita il vitigno per le sue qualità alcoliche e tanniche, però arredato da un’acidità pronunciata che ribadisce la sua natura gustativa dei piccoli frutti del bosco. Il Trousseau di Jean-François Ganevat è così, via il tannino ruvido e astioso, via l’alcol corroborante e anestetizzante, per lasciare la scena a tutto il rinfrescante fruibile in spremuta di lampone, fragole e ciliegie mature, insaporite da succo di arancia tarocco; è un gusto di naturalità, con sobria grinta acidula a insaporire la succosità. Il timbro gustativo dei frutti di bosco conditi con succo d’arancia rossa è il leitmotiv anche del suo gradevolissimo e leggero finale di bocca. Da bere, da bersi, e chissà quale sorpresa tra qualche anno. Jean-François Ganevat l’ha chiamato Plein Sud, ma “pieno frutto” lo rappresenta meglio.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)