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martedì 6 marzo 2018 09:00:00

A parlare di vino e Oscar 2018 una foto su tutte è destinata a riassumere l'accoppiata: Jennifer Lawrence, fasciata nelle pailletes platino di un abito Dior, raggiunge l'amica Emma Stone scavalcando allegra una fila della platea del Dolby Theatre armata di un bicchiere di vino bianco. L'attrice non teme gli scivoloni, anzi. I due consecutivi, nel 2013, quando fu premiata con l'Oscar, e nel 2014, sembrano averle suggerito di berci su. Autoironia e risolutezza, del resto, sono da sempre due punti fermi dell'attrice, come ha dimostrato rispondendo alle polemiche sull'abito scollato sfoggiato su una terrazza londinese.

Sul vino contenuto nel calice, facile intuire la cantina da cui proviene: è quella del regista cinque volte premio Oscar Francis Ford Coppola, a Sonoma, in California. È lui il prescelto fornitore per la cerimonia. Lo era anche l'anno scorso, e lo sarà pure l'anno prossimo: dura tre anni, infatti, l'accordo stipulato con la Academy per rifornire di vino tutti gli eventi dell'associazione, dagli Oscar al Governors Ball, passando per feste e festicciole.

Più difficile stabilire quale, tra i bianchi prodotti dal regista, sia quello tenuto in mano dalla Lawrence: Coppola ne produce almeno quattro. Nella linea Director's cut compaiono uno Chardonnay e un Sauvignon Blanc e tra gli Storytellers un blend di Vermentino e Vernaccia; dato il caratterino della Lawrence, però, è più probabile che quel bianco appartenga alla serie Director’s Great Movies: uno Chardonnay dedicato allo Squalo di Steven Spielberg. 

Anche la vita di Wolfgang Puck, cuoco ufficiale della cerimonia degli Oscar dal 1994, meriterebbe un film. Nato a Sankt Veit an der Glan, nella Carinzia austriaca, non conoscerà mai il padre, sparito ancor prima di vederlo nascere. Adottato dal nuovo compagno della madre, Wolfgang ne assume l'azzeccato cognome di Puck, ideale per il suo carattere sorridente, tanto simile al folletto delle leggende britanniche. Una lunga gavetta tra la Provenza di Raymond Thuilier e la Monaco dell'Hotel de Paris fino a Parigi da Maxim's; poi gli Stati Uniti, Indianapolis, e finalmente Los Angeles. Il suo primo ristorante, Spago, guadagna due stelle Michelin a Beverly Hills e lo lancia nell'Olimpo dei grandi chef, sollevato da un impero di più di venti locali. 

Niente film da protagonista, è vero, ma diverse apparizioni in televisione sì: dall'esordio del 1992 ne I racconti della cripta a CSI: Las Vegas passando per The Weather Man con Nicolas Cage. Il cuoco più adatto, insomma, a sfornare tartine e cioccolatini a forma di statuetta e stelline dolci e salate, carne di manzo giapponese Wagyu, tortini di pollo al tartufo nero, mousse di lamponi in sfera di zucchero e ricercato cioccolato rosa, ottenuto da una particolare fava di cacao  raccolta in Costa d'Avorio, Brasile ed Ecuador. Queste, infatti, parte delle voci del menu della serata, da abbinare ai vini di Coppola, e a fiumi di Champagne.

Il fortunato produttore? Piper-Heidsieck, unica bollicina ammessa da tre anni a questa parte nelle stanze degli Academy. Per l'occasione, la maison ha creato una linea apposita per le sue magnum, con gli storici teatri Art Déco di Los Angeles a mostrarsi in etichetta: il Majestic Cres, l'RKO Pantages e il Wiltern, monumenti degli anni Trenta di Hollywood. Un rapporto di lunga data quello tra cinema e  Piper-Heidsiecknato proprio durante l'età d'oro della cinematografia americana. Il Piper, infatti, aveva già fatto capolino sugli schermi nel 1933, quando Stanlio e Ollio, ne I figli del deserto, ne stappano una bottiglia a modo loro: con una sonora martellata! Nel 1964, poi, fu un' apposita bottiglia da 48 litri (roba da mettere in ombra le Melchisedec più gradasse) a celebrare l'Oscar di Rex Harrison per My Fair Lady. Una misura non casuale: corrispondeva all'esatta altezza dell'attore (185 cm circa). Quest'anno su misura non erano le bottiglie, ma gli abiti: gli ingombranti panni di Winston Churchill, indossati da Gary Oldman per vincere il suo primo Oscar e gli inappuntabili vestiti confezionati da Daniel Day-Lewis per Il filo nascosto. A lui, già premiato con tre Oscar, un brindisi speciale. Nessuno, fino ad ora, è riuscito a vincerne di più. 

Gherardo Fabretti

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)