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venerdì 7 giugno 2013 16:30:00

Auslese, Beerenauslese e Trockenbeerenauslese sono espressioni ben conosciute nel mondo dei wine lover, sembra però che tra le tre categorie quella che passa per la meno osservata sia l’Auslese. Anche il super quotato Riesling non riesce a far emergere questa dizione, troppo frequentemente affossata, senza razionalità, dalla nomea delle altre due.

Eppure i Riesling Auslese sono una meraviglia!

Direi che c’è un collegamento fuorviante nel rapportare il metodo di conseguimento dell’Auslese fatto con acini molto maturi, con possibile ma non auspicabile aggressione di muffa, con un’attenzione produttiva volta a evitare il carattere botritys e un gusto inimmaginabilmente quasi secco, anzi anche secco.

Il vino non ha una personalità robusta, ha gradazione tra 7,5 e 8,5% di alcool, e non è un vino dolce, è quel che si dice un vino equilibrato. È un vino dalla resistente semplicità strutturale, un purosangue enologico capace di correre verso traguardi d’abbinamento con il cibo con un’impetuosità versatile. Dicono poi che dopo 15-20 anni sviluppa un aroma affumicato che tanto si avvicina al profumo del Kerosene.

Chissà come sarà un Auslese Riesling Marienburger 1971, Weingut-Weinkellerei Gmbh Pieroth, che ha vigne a Burg Layen fin dall’anno 1.675.

Già l’etichetta incute un’impressione celtica, un’aquila che ha il nido sopra una corona reale sovrastante un grappolo d’uva dorato;  l’effige dà l’idea di un vino austero, monumentale, un tocco goticheggiante per sfuggire da orpellici ghirigori.

Mi aspetto un colore “funereo”, al limite di quel mogano luccicante che darebbe tono ai 42 anni di età.

Invece è dorato, chiaro e delicato, una tinta candida rispetto all’età, l’effetto consistenza è aereo, scorrevole. Sorprende l’assenza dell’effetto odoroso fumé, quello spunto di Kerosene che rende Riesling il Riesling. Nonostante ciò l’espressione olfattiva è molto fine, un tourbillon di sottobosco un po’ secco e un po’ umido, con decisi rimandi al fungo champignon e al tartufo bianco. La mineralità ha l’odore del salgemma e di un po’ di iodio, non manca il frutto, che è ben segnato da uno spunto di ananas secca.

Infine il gusto. L’effetto tattile di morbidezza è sottilissimo, non è creato dall’alcool ma da glicerina e da un po’ di zucchero residuo del tutto mascherato dall’acidità. L’equilibrio del gusto è ben bilanciato tra morbidezza e sapidità. Un vero vino da cibo, ma soprattutto un vino di 42 anni che non ha resistito per la struttura, bensì per la classe.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)