Statistiche

  • Interventi (1477)
  • Commenti (0)

Archivi

venerdì 18 maggio 2018 08:30:00

Se dovessimo parlare della storia del monte Somma ci vorrebbero pagine e pagine, ammesso che si possa parlare della storia di un monte, però per avvalorarne la storicità basterebbe ricordare che il Somma potrebbe esordire con un “o Vesuvio è figlio a me!” Se dovessimo parlare del caprettone vitigno, la storia fa retromarcia fino al 2014, con l’inserimento nel Registro nazionale delle varietà di vite, decreto Mipaaf 20 ottobre. E prima? Scambiato per coda di volpe bianco! Ora che è emerso dalle ceneri ampelografiche, sta pian piano attirando l’attenzione di tanti curiosi sommelier.

Il nome caprettone rimanda a una derivazione animale, dicesi per la forma appuntita e curva della punta del grappolo, come una virgola, però c’è chi vorrebbe farlo derivare al fatto che furono i pastori delle capre ad avviarne la coltivazione. Risultato? Soprassediamo.

Non soprassediamo per niente sul liquido che si ottiene dalla sua fermentazione, anzi insistiamo subito col dire: da degustare assolutamente. Quello che abbiamo degustato è un 2017, Cantine Olivella, Vesuvio DOP Caprettone, “EMBLEMA” dell’azienda. Gradi 13% vol. Le vigne si elevano fino a 500 metri, sono a piede franco, il terreno è vulcanico-sabbioso, l’esposizione è a ovest, i ceppi per ettaro sono 4.000 potati a Guyot. Vinificato senza bucce, fa tutto acciaio con temperatura controllatissima, sosta sulle fecce fini per tre mesi e si riposa un po’ in bottiglia prima di raggiungere il mercato.

Intenso nel giallo paglierino, luccica d’assolato “meriggiar pallido e assorto”. Le poche cronache ampelografiche lo indicano come vitigno dai profumi neutri, a noi ha impresso molto per la varietà fruttata, floreale, erbacea e minerale del profumo, e scusate se è poco; con ricordi di pesca gialla, mimosa, ruchetta e luppolo, e leggerissimo idrocarburo. Sono sempre i riferimenti ampelografici a indicarlo anche come poco propenso a offrire acidità, però qui la combinazione altitudine e composizione del suolo lo fornisce di una freschezza energica, a cui fa effetto bilanciante una morbida alcolicità, mentre si insaporisce di salina mineralità nella chiusura. Il suo volume liquido crea un effetto saporifero-tattile alquanto particolare, unisce alternanti sinergie e le dissolve in una fusione gustativa che offre una sostanza dimensionata in un saporito ondeggiamento liquido sussultorio. Retorica vulcanica? Per sincerarvene, degustatelo!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)