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venerdì 21 giugno 2013 17:00:00

Non si tratta di una commedia a tinte rosa, visto il titolo ammiccante, ma di un’indagine organolettica trasmessaci da un team di sommelier toscani della delegazione di Pistoia.

Vista l’attenzione che quest’estate finalmente calda sta riservando ai vini rosati, forse sotto la spinta provenzale, dove ormai furoreggiano tra la riviera e il Louberon.

Oggetto dell’indagine era quella di un confronto organolettico tra le diverse anime enologiche che interpretano lo stile rosato della nostra penisola con intruso francese.

Otto bicchieri “rosa” in linea, otto sfumature straordinariamente diverse, dal tenue rosa ramato del Bandol e del Rosa dei Frati, a un mascherato rosso rubino del Rosato di Bonavita.

Il passaggio interlocutorio olfattivo e sequenziale da un bicchiere all’altro dava l’impressione di avere un vassoio di frutta multivarietale.

Per primi sono stati oggetto d’indagine i rosati dalla tinta ramata. Per dovere di ospitalità la partenza è avvenuta con il Bandol Rosé 2011 Château Romassan Domaine Ott (Mourvedre, Cinsault, Grenache). Colore stanco, ramato sfumato, profumi alquanto neutri, leggero floreale con punta fruttata (melone un po’ sfatto), poco altro. Gusto aggredito dall’alcool, il cui effetto calore addormentava, anzi anestetizzava tutto: una delusione, tanto che qualcuno ha pensato a uno stoccaggio incauto.

Rosa dei Frati 2010 Cà dei Frati ha colore tenuemente rosa ramato (segno d’età), profumo floreale di petalo di rosa, il fruttato esprime ricordi di mandarino e di melone, chiude con una certa mineralità. Al palato sorprende la sua vivacità sapida, una salinità inattesa e per questo osannata da tutto il team, lungo è anche il finale di bocca. Nonostante l’età ha retto con onore.

Carignano del Sulcis Rosato 2012 Santadi. Rosa acceso nella tinta, vivace cromaticità. Ottimo l’aroma: glicine, fragola e lampone. Gusto fresco e succoso, vena sapida e struttura già in equilibrato movimento evolutivo. Una sorpresa.

Pinot Nero Rosato Borili 2011 Zeni. Si vede che è un rosato al quadrato, s’avvicina quasi al rosso rubino, resta nella tipologia rosa per via di un mix cromatico di buccia di ciliegia. Profumo intenso, con complessità fruttata che emerge nella ciliegia, nel lampone, nel ribes rosso e nella pesca nettarina. Al gusto pizzica non per alcool, ma per quel senso di strizzante freschezza che spesso i frutti non ancora del tutto maturi cedono alla composizione del sapore. Lungo il finale di bocca.

Aleatico Rosa della Piana 2011 La Piana. Che dall’Isola di Capraia si potesse fermentare un rosato di questo lignaggio nessuno ci avrebbe scommesso. Ha tutto il colore dell’aleatico, un rosa chiaretto infuocato e un profumo aromaticamente intensissimo. Un mix di frutti rossi pieni di sapore e di fresca maturità: ciliegia, mora di rovo, lampone; e poi violetta e glicine e un tocco di balsamico. Gusto vibrante e morbido in coesa fusione fresco/sapida, il finale è molto accattivante perché l’aroma di frutta dà il meglio della propria zuccherosità.

Cerasuolo d’Abruzzo 2010 Valentini. Come d’uso ha limpidezza un po’ contrastata in lucentezza, lo stesso dicasi del rosa cerasuolo. Ha i profumi della frutta rossa che non gradisce il frigo, che sta sulla paglia ad appassirsi, ha un minerale quasi di pietra focaia (vera sorpresa questa), molti lo pensano un rosato in divenire visto l’effetto pizzichino che la liquidità del vino offre alla masticazione. Come al solito una buona metà del team è restata tra il lusco e il brusco in fatto di gradevolezza. Per alcuni è un Valentini in erba.

Rosato Igt Sicilia 2012 Bonavita. Ha uve Nerello Mascalese e Cappuccio, più Nocera. Dire rosato è un controsenso, semmai rubino poco intenso. Immediatamente attivo all’olfatto è il boom fruttato: ciliegia, chicco di melograno, arancia rossa, ribes rosso, mela rossa e un tocco floral. Ha il gusto del suo terroir, sapidità al salmastro, alcool corroborante, acidità al grandino inferiore, ma con complessità gustativa saporita e molto gradevole.

Il Rogito Basilicata Igt Rosato 2010 Cantine del Notaio. Anche questo ha del rosso nel suo rosa, oppure il rosa s’è arrossito: però questo non è un problema. Piace il suo frutto, la sua fragranza di macedonia fresca, il suo ricordo di fragoline di bosco, mora di rovo, uva spina rossa, petali di rosa appassiti e una venatura alcolica che sembra trasformarsi in pepe. Al gusto c’è sostanza, il sapore gioca anche un alternativo effetto poco tannico, con una freschezza che si lascia avvolgere dai 14° di alcool e da una mineralità dai contorni fumé. Lunga è la p.a.i.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)