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martedì 18 marzo 2014 15:00:00

Finalmente il ciclo giudirico-legale s’è concluso il 26 febbraio e il Consiglio di Stato ha definitivamente reso valido il processo di gerarchizzazione delle denominazioni Quarts-de-Chaume e Coteaux-du-Layon.

C’è stato un certo sano rimescolamento, mirato a chiarire soprattutto il concetto enologico dell’uso sistematico dell’uva Pineau de la Loire (cioè Chenin) nella versione botritizzata, con attenzioni ad alcuni piccoli dettagli enologici che portavano a una standardizzazione dolcificata del vino, come la crioselezione.

Adesso il Pineau de la Loire ha finalmente uno status giuridico da raccontare al pubblico degli appassionati degustatori di questa versione “speciale”  di muffati d’oltralpe.

La matassa prima di questa legge era un po’ ingarbugliata, infatti Quarts-de-Chaume era una specie di enclave (45ha, 620 hl di vino) viticola che s’affacciava sul Layon (affluente della Loira), tutta compressa dalla AOC Coteaux-du-Layon (1.600 ha, 45.000 hl).

In entrambi i casi ci sono quelle fortunate coincidenze climatiche che favoriscono un magico sviluppo del funghetto Botrytis cinerea.

Il vento e il sole dissipano al meglio e presto le nebbioline notturne che favoriscono quella muffetta, che non trasformandosi in colore grigio (se troppo umido) prende i galloni della nobiltà.

Il meglio nell’equilibrata e armonizzante creazione della “muffa nobile” lo si ottiene nei vigneti di Quarts-de-Chaume, non solo perché più ripidi, e quindi più esposti a venti, ma anche perché si creano dei particolarissimi micro climi, appunto dovuto ai diversi rilievi, che sfociano in periodo di secchezza e di umidità così ben dosati da far sviluppare al meglio la “muffa nobile”.

Qui la muffa essenzializza il meglio di se stessa, associando intensità e finezza di profumo, con i tipicissimi aromi di sovra maturazione: cera d’api, miele, scorza di arancio candita, fiori di tiglio, sfumata sensazione di mimosa e di pistillo di zafferano (molto meno marcata rispetto al Sauternes), la chiusura olfattiva è venata da rivoli minerali. La dolcezza è soave, di un dolce insaporito da sapidità e da freschezza, voluttuosamente morbido e per niente alcolico, un vino che nell’annata ad hoc può traguardare il secolo.

Per impreziosire tutto il territorio sono stati ridefiniti gli standard.

Coteaux-de-Layon include adesso quattro livelli gerarchici:

  1. Coteaux-de-Layon
  2. Coteaux-de-Layon Village
  3. Coteaux-de-Layon Premier Cru Chaume
  4. Quarts-de-Chaume Grand Cru

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)