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mercoledì 23 marzo 2016 12:00:00

BMG è un’azienda con sede a New York specializzata nel business promozionale e distributivo delle bevande alcoliche, è anche attiva nel settore della comunicazione in rete e cartacea.

Un articolo apparso su beveragemedia.com trattava il Vino Nobile di Montepulciano e cercava di stimolare i lettori a scoprirlo nuovamente. La lettura attiva una serie di considerazioni anche condivisibili, soprattutto quando si citano le cause che hanno portato a un po’ di perdita di appeal, perché di questo fondamentalmente si tratta, e non solo in Italia. In realtà non c’è stata una vera e propria perdita di sostanza numerica, semmai il Vino Nobile ha perso un po’ di presenza sul palcoscenico mediatico, s’è quasi trovato a essere un ottimo attore non protagonista, che però non vince l’Oscar.

Crediamo possa essere condivisibile l’analisi che porta a considerare che non sia stato un effetto del tutto migliorativo per l’appeal del Nobile l’impiego di uve non tradizionali, cosa questa che ha allontanato il prugnolo gentile dal suo essere espressione del suolo, poi il successivo, modaiolo, uso della barrique, è riuscito talvolta a mascherarne del tutto la personalità tra spezie e tostature. A quel punto non aveva più una valenza l’essere o non essere sangiovese, si mirava di più all’omologazione organolettica che attraversava le culture mondiali del bere, piuttosto che suggellare la radicalizzazione del territorio: insomma si strizzò l’occhio all’antiterroir. Ne ha uccisi più il legno che la critica, verrebbe da dire del Vino Nobile di Montepulciano, infatti non ha mai avuto criticità mediatiche, però non è stato nemmeno oggetto di celebrazioni entusiastiche. Noi però diciamo che il Vino Nobile di Montepulciano è ancora lì, e s’è già allontanato da ciò che era quindici anni fa, ha ripreso la strada della sua purezza ampelografica, tornando alle origini del suo terroir. Un nuovo avvaloramento enologico sta emergendo, dove il legno è diventato un osservato speciale, e guai se domina sull’elegante essenzialità fruttata e floreale del prugnolo gentile. Per questo le botti si sono ingrandite. Si cerca di nuovo la valorizzazione delle sfumature del terreno, cosa che il sangiovese sa fare come pochi altri vitigni: la sua camaleonticità si sta trasformando in distinzione di eccellenza. La nuova vita del prugnolo gentile passa anche dalla filosofia biologica e biodinamica che si sta espandendo nel territorio, non c’è però un allontanamento dalla tecnica ma dalla chimica. I nuovi Vino Nobile sono di una solidità fruttata e floreale che rispetta a pieno il vitigno. Si torna a catturare le note olfattive di viola mammola, di giaggiolo, di marasca matura e di fragola di bosco. È tornata anche la sensazione di gelatina di ribes rosso e di succosa susina rossa: è riapparso il prugnolo gentile. L’inizio gustativo è anch’esso tornato a proporre un tannino rinfrescante, non di piccoli frutti a bacca nera, ma succosamente rossi e vibranti in sapidità, non c’è più l’effetto “ciccione” del tannino-tutto-frutto, ma s’allunga un finale di pepe nero, di petali di rose rosse, di effetto glicine e iris, con qualche delicato contributo di vaniglia: è tornata anche l’eleganza. Bentornato antico Nobile!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)