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venerdì 25 maggio 2012 15:20:00

di Gabriele Ricci Alunni

Ci sono occasioni da cogliere al volo, situazioni da non lasciarsi sfuggire, degustazioni da non perdere, di quelle che capitano raramente nella vita. Così, scoprire che sei proprio tu l’invitato a partecipare ad una visita che da amante del vino aspetti da sempre, solletica l’idea di annullare tutti gli impegni e affrontare dieci o dodici ore di viaggio nel momento in cui hai di fronte la possibilità di realizzare questo “sogno”.
Benvenuti nel cuore della Borgogna più ambita, ricercata, apprezzata!
Certi luoghi non hanno bisogno di tante parole per essere compresi: potrebbero solo aiutare a capire quanto amore si possa profondere per essi, ma non cosa significhi per un appassionato calpestarli, respirarli, viverli! La pioggia ed il grigiore del tempo non hanno intaccato più di tanto i colori e il fascino di una terra bellissima.
Il Domaine de la Romanée Conti ha una storia tanto avvincente ed affascinate quanto preziosa e inarrivabile è la grandezza della fama di cui si fregia oggi. È ossigeno che ogni buon intenditore sente, naturalmente, la necessità di respirare, conservare gelosamente e regalare con infinito trasporto ed emozione a chi si accosta ora al meraviglioso mondo del vino. Camminare per le vigne di Vosne Romanée  poi è una esperienza indimenticabile, calpestare ogni singolo centimetro quadrato di quella terra può sembrare un primo passo sulla luna.
La storia comincia nel 1451, quando i monaci del convento di St. Vivant decidono di vendere alla famiglia Croonembourg la piccola vigna chiamata Cros de Clou, di appena 2 ettari. Mai avrebbero pensato di stare cedendo quella che poi sarebbe divenuta la vigna più ricercata, preziosa e costosa della terra! Nel 1760 compaiono sulla scena i Principi di Conti, che rilevano la proprietà e decidono che il nome del piccolo Domaine passi da Cros de Clou a La Romanée, dando vita a quello che è indiscutibilmente il più amato, ambito ed osannato vino del mondo. Da quel momento, nel corso dei secoli, il patrimonio di vigne, tutte grand cru, si è notevolmente arricchito e oggi ne conta due in Monopole, cioè di proprietà completa ed esclusiva del Domaine: la Romanée Conti (1,8 ha) e La Tâche (6 ha); poi Richebourg (3,5 ha), Romanée St.Vivant (5,3 ha), Grands Échezeaux (3,5 ha), Échezeaux (4,7 ha), Montrachet (0,7 ha).
Dalla vendemmia 1999 è stata messa in commercio una nuova etichetta, il Vosne-Romanée Cuvée Duvault-Blochet elaborato da uve che hanno subito un leggero ritardo di maturazione durante il periodo della vendemmia e che vengono raccolte in un passaggio successivo. Questo Premier Cru non viene prodotto tutti gli anni, ma solo quando la vigna e il clima lo suggeriscono.
Altri vigneti di proprietà sono i Premier Cru Suchots, Petits Monts, Reignots e Gaudichots (in totale 2,1 ha) nel comune di Vosne la cui produzione viene venduta in botte ai négociant.
Destinata solo al consumo familiare è la piccola parcella (18 are) di Bâtard-Montrachet che produce appena 600 bottiglie ogni anno, ma mai messe in commercio. A proposito di questo vino, ci è stato riferito che si tratta di un "PNG": "pour notre gueule", un'espressione gergale per intendere che è destinato ai soli proprietari e dipendenti del Domaine. 
DRC è completamente biodinamico dal 2008, dopo che esperimenti su 8 ettari di vigneto hanno dimostrato che questo tipo di agricoltura ha reso i vini più espressivi e ridotto notevolmente le rese per ettaro: da 25-30 ettolitri si è passati a una media di 18 ettolitri.
Le Cantine del Domaine, che si trovano a due passi dalla chiesa di Vosne-Romanée, sono segnalate solo da lettere minuscole sotto il campanello. Puntuali come non mai, siamo stati accolti da Bernard Noblet, Master di cantina, un uomo molto alto con una andatura lenta e un modo di esprimersi chiaro e con un caldo accento borgognone (così ci riferisce il nostro interprete). Suo padre ha lavorato presso DRC prima di lui, e dire che conosce i vini intimamente sarebbe un eufemismo. La prima cosa che deve essere detta a proposito di DRC è che tutto l'onore viene dato al vino, piuttosto che ai simboli associati.
I vini rossi subiscono 3-6 giorni di pre-macerazione a freddo per poi effettuare la macerazione classica senza aggiunta di lieviti selezionati e sempre in presenza dei raspi. Noblet si riferisce a loro come lo "scheletro" dei grappoli e dice che, se trattati delicatamente, la loro presenza è molto importante per rilasciare la giusta quantità di componenti desiderati ed aiutare l’ossigenazione durante la macerazione. 
Abbiamo assaggiato dalle pièce otto vini rossi dell'annata 2011: presto per dire se annata eccezionale o ottima ma sicuramente affiora uno stile inconfondibile, che accomuna tutti i vini, pur mantenendo una fortissima identità tra un Cru e l’altro: eleganza, eleganza, eleganza.

 

Vosne-Romanée Premier Cru Duvault Blochet: media profondità nel colore, naso fruttato e leggermente speziato. Equilibrato con vibrante acidità e tannini rotondi. Duvault-Blochet può essere considerato il secondo vino di La Romanée Conti, e non viene prodotto in tutte le annate.

Échezeaux: Colore più scuro con un bouquet molto seducente con frutti rossi e neri maturi. Ha dimostrato potenza, freschezza, tessitura tannica fine e mineralità in evidenza.

Grands-Échezeaux: colore altrettanto bello ma inizialmente chiuso al naso per poi aprirsi a bellissimi aromi di frutti rossi e note muschiate. Al palato dimostra grande struttura, tannino in evidenza, acidità e potenza con eleganza e lunghezza. 

Corton: frutto rosso pieno e potente con note vegetali in buona evidenza, garbato accenno di spezie. Potente e deciso con trama tannica a tratti esuberante, nota boisée e finale scandito da una piacevole scia alcolica.

Romanée-Saint-Vivant: un naso soave di frutti rossi e neri ben maturi e note di spezie dolci, quercia e di terroir. Palato elegante, pieno, setoso, espressivo con naso e bocca che si intrecciano piacevolmente e una chiusura leggermente tannica. Noblet ha descritto questo finale con leggera durezza come "un coup de griffe".

Richebourg: inizialmente molto riservato al naso, ha poi espresso frutto rosso, mineralità e sottili note balsamiche  e di fiori di campo. Potenza, volume e profondità lo rendono sicuramente il vino più austero del Domaine. Aristocratico e maschile, l’opposto del Saint-Vivant, ha una componente fruttata molto presente. Ciò che stupisce è il modo in cui questo potere "si snoda verso il basso" e si evolve in un lungo retrogusto seducente.

La Tâche: luminoso, quasi brillante. Bouquet molto fresco, con misteriose sfumature di frutta nera e spezie dolci. Splendido al palato: corpo potente, tannini vellutati, acidità e sapidità in evidenza ed un frutto, circondato da spezie, in ottima evidenza e sorprendentemente lungo. 

Romanée-Conti: inizialmente molto riservato al naso ha espresso poi una complessità ed una eleganza che abbraccia tutte le famiglie odorose. Al palato con una morbidezza indescrivibile, sferico, senza spigoli ma con una personalità unica che non è di questo mondo. Una freschezza leggera, tannini di pura seta su un corpo atletico e vibrante lo accompagnano verso uno sviluppo impeccabile, lunghissimo e con continua evoluzione.

 

Eravamo al settimo cielo, dopo una batteria come questa saremmo tornati a piedi ma, sciacquato il bicchiere nella fontanella esterna, Noblet ci invita a seguirlo nella vecchia cantina e qui abbiamo la sorpresa finale. Rigorosamente anonime vengono stappate quattro vecchie bottiglie. 

1) Il colore era abbastanza profondo ma con note aranciate, naso terroso, fiori secchi, spezie, cortecce e una nota animale. Bocca ricca e soddisfacente, ottimo corpo, tannini rotondi, aromi evoluti e corrispondenti al naso, di ottima lunghezza. Dovevamo indovinare Cru e annata. Niente da fare!

2) Per il vino successivo una serie di ipotesi sbagliate. Rubino vivace e luminoso, vivo e giovane. Naso di frutti rossi e neri fresco, elegante e con note speziate e floreali. Impressionante e potente al palato, setoso, largo, con frutti e spezie in evidenza su un finale lunghissimo. 

3) Qui qualcuno si avvicina all’annata. Granato con riflessi aranciati e un naso evoluto su toni speziati, frutti in confettura, cortecce, polvere di caffè e cioccolato: tutto di estrema eleganza, finezza e armonia. In bocca è pieno, con tannini ben smussati, sapidità in evidenza ed un finale lungo declinato a frutti sotto spirito e spezie.

4) L'ultimo vino, "l'arrivederci” di un bianco. Colore dorato e profondo, bouquet burroso con sentori di miele, frutti secchi, agrumi canditi, minerali. Grandioso il palato, un medley di caramello, nocciola, mandorla, miele di castagno, agrumi canditi, tutto sostenuto da bella acidità e sapidità. Finale lunghissimo ed emozionante. Nessuno si avvicina. Inarrivabile.

La batteria fantasma:
- La Tâche 1996 (probabilmente un tappo non perfetto ci ha regalato un vino molto più evoluto della sua potenzialità);
– La Tâche 1993;
– Échezeaux 1966;
– Montrachet 1975.
I vini di Borgogna sono l’eredità dei grandi ordini monastici antichi del Medioevo: Benedettini e Cistercensi. Si dice che per l’amatore, ogni bottiglia di Borgogna Grand Cru è un libro. Un vecchio libro di 1000 anni, che racconta la storia della cristianità in Occidente. È questa la ragione dell’ incredibile ricchezza, complessità ed eleganza di questi vini? Non saprei dirlo ma nei vini del DRC c’è tutta la letteratura mondiale.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)